autore

Gottardo Arduino

  1. Nato il 25/03/1950 a Schio VI
  2. Indirizzo: via di Mezzo Nord 161
    S. Frediano a Settimo - PI

Cellulare: +39 338/2081457
E-mail: arduino.gottardo@alice.it
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Note biografiche

Diplomato in Pianoforte al Conservatorio "L.Cherubini" di Firenze nella classe del Mº Guglielmo Rosati nel 1972, ha in seguito frequentato dei Seminari di Composizione con Bruno Bartolozzi e Gaetano Giani Luporini a Firenze, successivamente nel 1977 con Franco Donatoni all’Accademia Chigiana di Siena.
Negli anni '70 ha collaborato con vari artisti (scenografi, scultori, pittori, poeti, ecc.) ad installazioni e performances audio-visuali, partecipando come autore musicale, concettuale e visuale ai gruppi "Ambiente 33" di Volterra e "Officina del Raptus" di Firenze (esposizioni ed interventi a Prato, Firenze, Matera, Montepulciano, Trieste, Parigi, Lucerna, ecc.); negli anni '80, con il poeta Corrado Costa ha collaborato a varie iniziative artistiche, tra cui performances e mostre; tutt'oggi collabora con diversi gruppi artistici nell'allestimento di mostre di arte contemporanea in città italiane e europee (Archivio della Percezione "Il Senso del Suono"; "Progetto di uno strumento musicale"; "Suono e Silenzio"; "Questione di etichette"; "L'enigma del tempo"; Prodotto garantito (art in box)"; ecc.).
Le sue musiche hanno partecipato e sono state premiate in Festival Nazionali ed Internazionali di musica contemporanea (Aterforum, Nuova Consonanza, Venezia Opera Prima, Nuova Musica Italiana, ISCM World Music Days di Zurigo, Time of Music di Viitasaari, ecc.). Inserito come autore in numerose enciclopedie che si occupano della musica di ricerca e contemporanea e in alcuni volumi didattici di Storia della Musica, le sue musiche sono edite da BMG Ariola - Roma; Edipan - Roma; “Musica Attuale” Agenda Ed. - Bologna; Ricordi - Milano; Eurarte - Lecco; SAM - Pisa; ETS - Pisa.
Tra gli interpreti che hanno eseguito le sue musiche: Annamaria Morini, Enzo Porta, Ciro Scarponi, Stefano Scodanibbio, Frances Marie Uitti, Giancarlo Schiaffini, Gruppo Nuove Forme Sonore, Corrado Canonici, Federico Mondelci, Quartetto di Clarinetti di Perugia, Quartetto Arianna; Complesso Opera Prima: dir. Fernando Grillo; Jesus Villa Rojo; Harry Sparnaay; TIC - Trio Italiano Contemporaneo; Stefano Agostini, ecc.
Come pubblicista, sino dagli anni '80, ha collaborato con varie riviste del settore musicale; tra le altre sono da citare le riviste Musica Realtà, La musica 1985, Bequadro, Musica Scuola; inoltre come socio fondatore e successivamente Segretario della Federazione Italiana Compositori (FCIMC) ha organizzato o partecipato con interventi a numerosi convegni dedicati al settore. È il Responsabile Editoriale per la sezione tecnico-musicale della casa Editrice SAM di Lari (Pisa) e per le Edizioni ETS di Pisa cura la collana musicale "Falsi Originali", "partiture mai scritte ma ri-scritte o ri-composte di compositori affermati e rappresentativi di determinati periodi storici, senza disdegnare i minori o gli sconosciuti, in quanto anch'essi, di diritto, fanno parte della storia della musica" (fra questi lavori anche “Cavatina Apotropaica”, per quartetto di saxofoni, attribuito a G. Rossini). Collabora come Revisore Editoriale e pubblicista anche con altre case editrici e collabora con l'Università agli Studi di Pisa nel progetto in convenzione con l'Istituto Musicale "P.Mascagni" di Livorno per i corsi di Laurea in Cinema Musica Teatro (CMT).
Insegnante in ruolo dal 1978 all'Istituto Musicale Pareggiato "A. Peri" di Reggio Emilia, attualmente insegna presso l’Istituto Musicale Pareggiato “P.Mascagni” di Livorno.
(Dal sito dell’autore  http://www.arduinogottardo.com)


Altre note

--«Presentazione. Nell'affrontare per la prima volta il "suono" del Saxofono da inserire in una composizione "contemporanea", mi sono posto la domanda su come "non riconoscermi in esso" e quindi "non riconoscerlo" in quanto, appunto, suono di Saxofono.
Questa premessa, che a prima vista potrebbe sembrare una presa di posizione "snob" nei confronti dello strumento, mi si è rivelata nella progettazione del lavoro come "necessità compositiva" proprio in base alla connotazione che a questo strumento è sempre stata data nel mondo musicale colto: se abbiamo esempi stupendi a favore del suono del Sx nel repertorio classico (citiamo per tutti l'uso fattone da Ravel nell'orchestrare i "Quadri di un esposizione" di Mussorgskij), dobbiamo anche però riconoscere che sono pochi gli autori classici che l'hanno utilizzato, forse proprio per l'estrema riconoscibilità del "suono" stesso e per la sua connotazione considerata "bassa" o troppo popolare (forse perchè nell'altro versante, quello della musica bandistica o d'intrattenimento, è stato e ne viene fatto tuttora, un uso "ridondante" dello stesso).
Nel contempo non era possibile però dimenticare l'utilizzazione fattane dai musicisti jazz: pensiamo ad autori/esecutori come J.W.Coltrane, O.Coleman o Albert Ayler, che vicini ad una "sensibilità di ricerca" sono riusciti a trovare un "respiro sonoro" diverso dello strumento: (vedasi il "suono" di Ayler che diventa una voce urlata, straziata, soffiata...) con il free jazz si arriva a snaturare oltre che il metodo improvvisativo del jazz classico, anche il tipo di emissione sonora, il timbro di ciascun strumento.
La pratica dell'improvvisazione totale e collettiva, che prende le mosse dal lavoro di Coleman, e che ritroveremo poi nel lavoro di moltissimi gruppi dagli anni '70 in poi, come ad esempio gli "The Art Ensemble of Chicago", fa nascere un "suono nuovo" in tutta la famiglia strumentale dei Sx.
Si trattava quindi di far "rinascere", reinventare un suono del Saxofono, anche nella relazione tra strumento e scrittura musicale "contemporanea": e qui è iniziata oltre che una ricerca personale sullo strumento (sono un "molto dilettante" esecutore di strumenti a fiato, Saxofono compreso), anche una relazione/iniziazione con lo strumentista che avrebbe dovuto affrontare i miei brani: nella fattispecie il bravissimo F.Mondelci, che ha portato notevoli frutti in tema di conoscenza di "pratiche esecutive diverse".
L'attenzione costante a questa "necessità" di base mi ha portato ad utilizzare tutte quelle tecniche (soffi, doppi suoni, suoni multipli, ecc.) che meglio si confacevano a questo mio desiderio di connotazione sonora del Saxofono; tutto ciò inserito, volta a volta, brano per brano, in un diverso contesto compositivo».

 


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