di Tantaro Giuseppe

The Day After

S & O.c - 2020 - 5’30” - IMG Edizioni Musicali

Dettagli opera

Il brano “The day after” è un brano per sax soprano e orchestra da camera. La composizione del brano è iniziata l’11 aprile e si è conclusa a il 14 aprile. E’ stato pubblicato presso la casa editrice “IMG – Edizioni”. La formazione è:

sax soprano;

pianoforte;

basso elettrico;

2 violini;

viola;

violoncello;

drum set (batteria)


Commento all'opera

Il brano è stato scritto in 4 giorni, forse perché le idee in questi giorni cadevano a pioggia o forse il titolo del brano ha ispirato il compositore nell’offrire al pubblico un qualcosa di diverso? Forse sarà la quarantena imposta a far sì che le idee arrivavano più velocemente? Il compositore in questo brano ha anche voluto omaggiare con un accenno della Fantaisie Impromptu, Op. 66 (Rubinstein) uno dei gradi maestri della storia ”Fryderyk Chopin” (Żelazowa Wola, 1º marzo 1810 – Parigi, 17 ottobre 1849). Chopin morì a soli 39 anni e da quello che affermano gli studiosi, fu colpa della pericardite, una rara complicazione della tubercolosi cronica. Non c’entra nulla con quello che in Italia la popolazione sta affrontando in questo periodo e comunque il compositore nei suoi brani cerca di omaggiare tutti i Grandi della storia della musica. Anche per Chopin, Paganini, Rossini, Donizetti, etc.  c’erano delle difficoltà durante il periodo della loro vita e magari anche loro sono stati in quarantena. Nei libri di storia si scrivono tante stupidaggini, lasciatemi passare questo dubbio! In Europa c’era una pandemia, era il «cholèra-morbus» era apparso nel 1817 in India, poi si era esteso in Asia e Europa dalla Russia nel 1830. La diffusione fu rapida: Polonia, Ungheria, Germania, Inghilterra e Parigi nel 1831 per arrivare nel regno sardo-piemontese a Nizza e Cuneo nel 1835. Poi la penetrazione pericolosa nel resto di quell’Italia preunitaria: Torino, Genova, Livorno, Venezia, Roma e Napoli. Nelle Due Sicilie, dove il morbo divenne una tragedia, i primi casi apparvero il 2 ottobre 1836. Morbo d’importazione anche allora, con diffusione rapida a Napoli per le condizioni di scarsa igiene nei rioni popolari.

Come sempre, la storia illumina il presente, anche quello difficile nei giorni del coronavirus. Così, rileggendo quanto accadde per l’epidemia di colera del 1836, si trovano molte analogie con l'attualità. Come per le scarse conoscenze mediche sulla malattia. «Le accurate indagini de’ sapienti sono tornate vane sinora, non che a trovare un farmaco certo e determinato che sani l’infermo tocco dal cholera, ma a conoscere solamente come mai questo si apprenda, per quali particolari cause, come proceda da luogo a luogo. Le diverse opinioni ne rivelano una ignoranza maggiore di quella che noi stessi accusiamo» si leggeva negli Annali civili delle Due Sicilie.

Verrà il giorno dopo, non possiamo segnarlo sul calendario, ma come abbiamo segnato il primo giorno di questa lunga notte, di questo giorno sospeso e che ci ha sospesi, il giorno verrà. Che cosa accadrà? Ci sarà un domani, un giorno in cui potremmo nuovamente abbracciare le persone, fare ressa in uno stadio, dare una carezza ad un ammalato, vedere il volto di qualcuno senza la mediazione di uno schermo o una mascherina. Nessuno sa quando, ma tutti sappiamo che quel giorno verrà.


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