di Silvestri Paolo

Round about Thelonious

S Vc Pf - 1985 - 20' -

Dettagli opera

Prima esecuzione il 5.12.1985 presso l’Oratorio di S. Filippo, a Genova, per i Concerti D'autunno.
 


Commento all'opera

«L'idea di scrivere "Round About Thelonious" nacque dall'interesse che suscitò in me un libro di T.Monk, uno di quelli che nei negozi di musica italiani si trovano spesso relegati negli scaffali della musica leggera o comunque ben separati dai settori considerati più seri.
Quando comprai quel libro conoscevo già diversi dischi di Monk ed avevo avuto modo di ascoltare interpretazioni dei suoi pezzi da parte di altri musicisti. Ed ogni volta avevo riscontrato quell'affascinante alchimia che faceva convivere spiccate caratteristiche compositive, frutto di una singolarissima personalità , con un forte legame alla tradizione del jazz, senza riferimenti ad uno stile preciso, ma catturandone quasi "l'essenza". Ma se si escludono le interpretazioni (assai singolari) dell'autore stesso, in buona parte dei casi il mio interesse decadeva subito dopo l'esposizione del "tema" quando iniziava l'improvvisazione, come avviene quasi sempre in questo genere musicale. E questa impressione negativa è rimasta tale anche quando mi sono trovato io stesso a suonare quei pezzi in diversi gruppi jazz. Era come se quel materiale così "jazzistico" non sopportasse gli stilemi improvvisativi che i musicisti applicano di solito a brani di altri autori, ed in particolare quel modo di "fraseggiare" tipico del be bop, genere peraltro nato nello stesso periodo in cui Monk componeva i suoi pezzi.
Una lettura più attenta di quella musica mi permise di scoprire che ogni brano aveva caratteristiche di unicità tali da rendere inopportuna l'applicazione di modelli improvvisativi preesistenti, alimentando in me il desiderio di "reinventare" l'improvvisazione sviluppando i particolari delle composizioni, o facendo riferimento agli stili jazzistici in maniera più globale, o addirittura applicando scelte nettamente più radicali.
Nel comporre "Round About Thelonious" decisi allora di escludere, per quanto possibile, qualsiasi riferimento con ciò che avevo ascoltato e praticato nella musica di Monk, e più in generale con quanto riguarda stili ed usi della musica jazz, tenendo invece ben presenti le fortissime impressioni che suscitavano in me, quella miriade di particolari, di idee e invenzioni che scoprivo leggendo al Pf la musica di T.Monk, partendo da quelle suggestioni avrei potuto scoprire aspetti inediti e, seguendo un percorso affidato all'intuizione, mi sarei allontanato progressivamente dal materiale iniziale fino a non riconoscerne la provenienza.
Ho scritto quindi 8 pagine, ciascuna ispirata ad un brano di Monk, utilizzando l'improvvisazione non come momento separato o successivo, ma come elemento centrale della composizione stessa.
Esistono due versioni di questo brano: una per le sale da concerto ed una per la danza. Nel primo caso gli esecutori sviluppano ogni pagina per il tempo desiderato , nel secondo invece seguono un'indicazione cronometrica segnata sulla partitura».

 


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