di Berzolla Massimo

Corri con me, corri per me

S Voce & Coro - 2005 - 6' -

Dettagli opera

Inno ufficiale della Placentia Marathon pro UNICEF. Testo e musica di Massimo Berzolla.

«Corri con me, corri per me (Inno ufficiale della Placentia Marathon pro UNICEF)

Ascolta il tuo cuore, batte dentro di te,

ascolta il respiro ed il ritmo che ha;

sono suoni e rumori nel silenzio che c’è,

quando corri li senti, fanno parte di te...

Guardati intorno, da’ un’occhiata più in là,

guarda lontano, lontano: è la tua mente che va

per le strade, le case, le colline laggiù:

non bruciarle le ali, va’ lontano anche tu...

Corri con me,

fai battere il tuo cuore.

Corri per me

al passo del tuo amore;

férmati, se ho bisogno d’aiuto,

oppure corri di più:

sii forte anche per me.

Tante le storie, guai di oggi e di ieri;

“Ho male a una gamba”, sì, ma in fondo ci speri...

Pensi agli amici che non corrono più,

pensi a tutta la gente che fatica di più.

E distendi il tuo corpo: allunga il passo, se puoi,

e tendi anche la mano, in fondo al cuore lo vuoi.

Un bambino nel mondo chiede al cielo: “Perché?

Cosa ho fatto di male per non correre con te?”.

Corri con me...

Corri con me,

fai battere il tuo cuore.

Corri per me

se senti il mio dolore;

guardami e portami con te

finché anch’io potrò sperare.

Corri con me, corri, corri per me...

... sono sguardi e silenzi di paura e dolore;

ogni piccolo gesto è un sorriso che non muore.

Corri con me...

Corri con me, corri, corri per me... per me.»

 

 


Commento autore

[CD • Corri con Me. Inno ufficiale della Placentia Marathon pro UNICEF • Pietro Tagliaferri/Sx, Stefania Camera/Vo, Coro Cappella Musicale Maestro Giovanni • Progetto  Musica, Piacenza • 2006]


Commento all'opera

« Genesi di una canzone.

Spesso si pensa, o ci piace pensare, (o, in alcuni casi, qualcuno ha interesse a farci credere) che le opere d’arte, grandi e piccole, siano frutto di una folgorazione improvvisa di misteriosa provenienza. La mia esperienza è ben diversa: comporre musica, scrivere un testo, così come, sono certo, dipingere o scolpire, è un lavoro impegnativo, che esige riflessione, spirito critico, padronanza del mezzo espressivo, e... tempo, molto tempo, anche non necessariamente inteso come durata, ma almeno come assenza di fretta, come sedimentazione di esperienze ed emozioni, che altrimenti un vivere vorticoso inevitabilmente disperde. Quando un pezzo esce di getto è perché l’avevi maturato prima ed è comunque meglio rivederlo a distanza di qualche settimana da quando ti è sembrato già buono nella prima forma in cui è uscito. E il magico momento dell’ispirazione? E quella sognante sofferta, immagine dell’artista che invoca le Muse, affinché immettano nel suo spirito il soffio del genio creativo? Vorrei crederci anch’io: se fosse vero, basterebbe sedersi al pianoforte e... aspettare. Ma non funziona. Perché questa premessa? Per non essere frainteso, poiché ci sono casi, in cui tutto ciò viene contraddetto, anche se solo in parte. “Corri con me” è, nella mia esperienza, uno di quei casi. Ma andiamo con ordine. Piacenza, 6 marzo 2005, giorno della decima Placentia Marathon pro Unicef. Sottosera, visibilmente provato (in questi casi è sempre meglio adottare eufemismi) dagli interminabili 42 km percorsi al mattino, ma anche altrettanto soddisfatto per aver abbattuto il muro delle 3 ore e mezza, ricevo da un’amica l’invito a partecipare ad una trasmissione televisiva locale dedicata alla Maratona. Dopo cena, malfermo, mi reco agli studi, dove trovo il fiore del podismo piacentino (molto meno malfermo!), alcuni rappresentanti degli enti locali e i promotori della maratona: il duo Confalonieri Perotti e l’avv. Giovanni Cuminetti. Ma io che ci faccio qui? A chiarire il mio ruolo giunge la domanda del conduttore: “Ma lei, quando corre, compone?”. Tra tanti addetti ai lavori, serviva un elemento curioso, il quale potesse stuzzicare quei telespettatori che vedono la corsa solo come un’assurda fatica. Risposi ridendo. Certo, Brahms faceva lunghe camminate, nelle quali “pensava” alla musica; ma io non sono certamente Brahms; e comunque anche a lui toccava un duro lavoro di stesura e cesello, che non compiva certamente passeggiando beato. Terminata la trasmissione, esce la proposta: “Perché non ci scrivi l’inno della maratona?! Ci manca proprio!”. “Ci penserò”, risposi, da un lato lusingato, dall’altro senza alcuna idea di cosa avrei potuto inventare. Passano i mesi. Le Muse, come ho già spiegato, semplicemente non esistono. Si consolida altresì la consapevolezza di non essere la reincarnazione di Brahms e gironzolo attorno al pianoforte per vedere se riesco a scrivere qualcosa di convincente. E poi c’è il testo... Dovrebbe essere immediato, ma non banale e adatto ad essere cantato. Finché, la mattina del 15 ottobre, lascio l’auto all’inizio del ponte sul Trebbia della Bellaria, per percorrere una strada sulla quale amo allenarmi, che, sul lato opposto a quello della statale, va da Statto a Travo fino a Donceto, di fronte a Perino. Due ore abbondanti di corsa solitaria, durante le quali, come in quei film biografici sui musicisti (per lo più, come dicevo sopra, farciti di suadenti falsità), nasce finalmente un testo sensato e, assieme a quello, un abbozzo di motivo per la strofa e il ritornello. Arrivo all’auto e scrivo subito tutto su un piccolo blocco che tengo per gli appunti. È proprio andata così. Che bello! La canzone è nata correndo! Il problema è che fino ad allora avevo composto solo per seriose formazioni sinfonico-vocali e impegnati gruppi da camera: il terreno della canzone costituiva un’ignota terra di sabbie mobili. Seguono quindi settimane di dubbi e ripensamenti, fino alla decisione di chiamare Alessandro Confalonieri per dirgli: “Ti ricordi di me? Quella sera scherzavate o vi interessa davvero un inno per la maratona?”. L’accoglienza entusiastica che ne è seguita ha condotto in porto questa fragile barchetta, grazie anche all’indispensabile contributo di Fulvio Griffini, arrangiatore del brano, al quale va tutta la mia riconoscenza, senza dimenticare tutti coloro che hanno collaborato affinché “Corri con me” non giacesse muta sul pentagramma.»


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