autore

Marzocchi Paolo


Note biografiche

   Nato a Pesaro nel 1971, Paolo Marzocchi è un compositore, pianista e direttore d’orchestra italiano. La sua figura si distingue nel panorama contemporaneo per una spiccata poliedricità che gli consente di muoversi con eguale autorevolezza dal teatro d'opera alla musica sinfonica ed elettronica, fino alle installazioni multimediali e a progetti d'avanguardia nella didattica orchestrale giovanile.

   Compie gli studi accademici presso il Conservatorio "G. Rossini" di Pesaro, dove si diploma con il massimo dei voti in Pianoforte sotto la guida di Giovanni Valentini, in Composizione con Mauro Ferrante e in Musica Elettronica con Eugenio Giordani. Successivamente si perfeziona in pianoforte con Leslie Howard e in composizione con Salvatore Sciarrino e Sir Richard Tchube. Al rigore teorico degli studi accademici affianca precoci esperienze in ambito rock e blues, fondamentali nel delinearne un approccio compositivo empirico e orientato al "comporre-facendo".

   In veste di pianista si afferma fin da giovane come uno dei più autorevoli interpreti lisztiani in Italia; è membro della British Liszt Society di Londra e dell'Istituto Liszt di Bologna, che gli affida la prima esecuzione assoluta di diversi manoscritti inediti del compositore ungherese. La sua attività concertistica internazionale lo vede esibirsi in contesti prestigiosi, tra cui il Teatro Real di Madrid.

   Come direttore d'orchestra e interprete della propria musica, sale sul podio di importanti compagini sinfoniche italiane e internazionali [1]. Riceve regolari commissioni da prestigiose istituzioni globali ed esegue i suoi lavori in capitali musicali quali Roma, Milano, Berlino, Londra, Tokyo, Pechino e Rio de Janeiro [2].

   Il suo catalogo, pubblicato da SZ Sugar (Edizioni Suvini Zerboni) di Milano, abbraccia la musica pura, il teatro musicale e le colonne sonore per il cinema sperimentale [3]. Tra le sue tappe creative più significative si segnalano:

  • Il viaggio di Roberto (2014): opera lirica su libretto di Guido Barbieri. Nata con il plauso di Riccardo Muti, viene rappresentata nella stagione 2016/17 dell'Opera di Firenze sotto la direzione dell'autore e successivamente ripresa (2018/19) al Teatro Regio di Parma, al Teatro Alighieri di Ravenna e al Comunale di Ferrara.
  • Stabant Matres (2023): opera sacra commissionata dal Ravenna Festival, andata in scena su libretto di Guido Barbieri nella Basilica di San Vitale a Ravenna, con la direzione dello stesso Marzocchi.
  • Concerto N. 0 di Beethoven (WoO 4) (2023): ricostruzione filologica ed estetica della parte orchestrale del concerto beethoveniano, presentata in prima mondiale alla Sagra Musicale Malatestiana di Rimini.
  • La notte Tonda (2024): concerto per viola ensemble ed elettronica scritto per la violista Danusha Waskiewicz.

   Tra le produzioni di rilievo internazionale figura una composizione per grande orchestra commissionata ed eseguita dalla Borusan Istanbul Philharmonic Orchestra e la colonna sonora per il film muto sperimentale Holofiction di Michal Kosakowski.

   Da lungo tempo coordina per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) progetti sperimentali legati all’educazione musicale e alla sensibilizzazione sociale, focalizzati sulla creazione di orchestre e cori giovanili che hanno attirato l’interesse di maestri come Ivan Fedele e Peter Maxwell Davies [4]. Tra questi si distingue il progetto in collaborazione con l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), il MIUR e la Filarmonica del Comunale di Bologna, culminato al Teatro Manzoni di Bologna, dove ha applicato una metodologia d'insegnamento della composizione a giovanissimi esecutori da lui battezzata “rendering”.

   Già docente presso l'Università degli Studi di Macerata e le Accademie di Belle Arti di Macerata e di Urbino, è l’ideatore e il direttore artistico della WunderKammer Orchestra e ricopre il ruolo di artist-in-residence per la Società del Quartetto di Bergamo.



[1] L'attività di Direzione d'Orchestra: Nel duplice ruolo di compositore e direttore d'orchestra ha guidato importanti complessi sinfonici, tra i quali: l'Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l'Orchestra Verdi di Milano, l'Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, l'Orchestra Filarmonica Marchigiana (FORM), l'Orchestra Leonore e l'Orchestra Corelli di Ravenna.

[2]  L'elenco delle istituzioni musicali e dei festival internazionali che hanno commissionato o ospitato stabilmente le sue opere sinfoniche, cameristiche e pianistiche comprende: Maggio Musicale Fiorentino, Teatro La Fenice di Venezia, Lucerne Festival, MAST di Bologna, Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini, I Pomeriggi Musicali di Milano, Teatro dell’Opera di Roma, Biennale di Venezia, Festival Musica sull’Acqua, Festival Multiplicidade di Rio de Janeiro, Sagra Musicale Malatestiana di Rimini e il Borderline Moving Images Festival di Pechino. 

[3]  Nel campo della composizione pura, delle installazioni audiovisive e delle colonne sonore per documentari e cinema d'avanguardia, ha avuto Collaborazioni interdisciplinari e nell’ambito del Cinema Sperimentale stabilmente con artisti, registi e poeti di rilievo internazionale, tra cui: Michal Kosakowski, Henning Brockhaus, i videoartisti Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti, il poeta Gianni D'Elia, Joseph Denize, Chiara Sambuchi e lo scrittore Goran Mimica.

[4]  Progetti sperimentali e didattico-sinfonici:
La sua produzione specificamente dedicata a organici scolastici, orchestre di bambini e cori di voci bianche integrati con musicisti professionisti include:
Bonsai (2003), per orchestra di bambini;
La meccanica del Ruscello (2010), per orchestra scolastica e quintetto d'archi;
Pranvera (2012), per orchestra e coro giovanili ed ensemble di professionisti;
Hózhó (2013), per orchestra e coro giovanili ed ensemble di professionisti;
La musica, il lavoro minorile e il diritto all’istruzione (2015), svoltosi presso il Teatro Manzoni di Bologna in collaborazione con l'agenzia ONU "ILO" (International Labour Organization).


Altre note

La sua linea poetica si configura come un superamento fecondo delle barriere di genere e delle rigidità formali, articolandosi su tre direttrici estetiche fondamentali:

  1. Sintesi tra speculazione ed empirismo (Il "Comporre-Facendo"): Nonostante una rigorosa preparazione accademica in composizione e musica elettronica (sotto l'influenza di Salvatore Sciarrino), l'estetica di Marzocchi rifiuta l'astrazione pura fine a se stessa. Le sue radici nella musica improvvisata (rock e blues) iniettano nella sua scrittura colta una forte dimensione pragmatica, dove l'orecchio, l'atto fisico del suonare e la comunicatività immediata del materiale sonoro guidano l'architettura formale della partitura.
  2. La rigenerazione del repertorio e della vocalità teatrale: Attraverso opere di forte impatto civile e storico come Il viaggio di Roberto o di profonda spiritualità come Stabant Matres, Marzocchi rilegge il genere teatrale e sacro alla luce di una drammaturgia tesa e accessibile. La sua attitudine di "ricostruttore" e restauratore di trame storiche (esemplificata dall'operazione condotta sul Concerto N. 0 di Beethoven) si riflette in una scrittura che dialoga costantemente con la memoria storica, senza mai scadere nel calco neoclassico, ma riattivandone i meccanismi espressivi.
  3. Il "Rendering" e la dimensione sociale del suono: Per Marzocchi l'atto compositivo ha una profonda valenza etica. L'ideazione della metodologia del rendering per i giovanissimi musicisti dimostra un'idea di avanguardia non esclusiva, ma inclusiva: la complessità del linguaggio contemporaneo viene destrutturata e resa accessibile al gesto di orchestre giovanili, trasformando l'ensemble in un microcosmo sociale in cui la creazione musicale diventa uno strumento collettivo di emancipazione e crescita intellettuale.

[06/2026]

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«Paolo Marzocchi sa spaziare con gesti musicali che frantumano le linee di demarcazione tra generi e linguaggi; sa attualizzare stilemi tradizionali, ma sa anche servirsi di sintassi odierne o di mezzi coevi per lanciare il mondo sonoro in narrazioni o descrizioni assolutamente corrispondenti al pensiero della tradizione.
L’inesauribile capacità espressiva dell’Arte Musicale Contemporanea non si limita solo al ferreo controllo di procedure, a competenze di schemi o di sperimentazioni, di indagini o di ricerche, ma può anche sgorgare da una padronanza di quel linguaggio immaginifico che i compositori o non sanno lasciar affiorare nell’atto creativo o non possiedono.
Io penso che Paolo Marzocchi, alle indubbie doti di conoscitore delle tecniche compositive, alle evidenti capacità manipolative del tessuto sonoro e ai sicuri procedimenti accademici, sappia aggiungere e iniettare nell’atto creativo tutto quel bagaglio di visionarie percezioni che molti ritengono estranee o esterne al lavoro musicale, ma che costituiscono di fatto il fertile limo senza il quale crescono solo scheletri vuoti.
La sensazione di sentirsi sempre a contatto con sfaccettature diverse di un unico poliedro musicale genera nell’ascoltatore una familiarità con i linguaggi utilizzati, che sembrano appartenergli da sempre, sembrano associarsi su di un tessuto connettivo preesistente, sembrano appartenere a un vissuto preconscio o arcaico.» (Maurizio Pancotti su
--Intervista a Paolo Marzocchi  https://www.youtube.com/watch?v=0Vlkf2zAPWY
--INTERVISTA a PAOLO MARZOCCHI a cura di Chiara Caselli.
«“Il suo caso somiglia lontanamente a quello di Giuseppe Verdi, e della sua clamorosa bocciatura all’esame di ammissione al Conservatorio di Milano che adesso porta il suo nome. Paolo Marzocchi, classe 1971, musicista e compositore tra i più affermati del momento, eclettico e fuori dagli schemi, è uno dei protagonisti del prossimo concerto della Stagione sinfonica Promusica, in programma sabato 9 aprile al Teatro Manzoni. L’evento rappresenta il punto d’approdo del Progetto Leonore: le più vivaci forze giovanili del territorio di Pistoia (gli studenti della Mabellini, del Liceo musicale Forteguerri, delle scuole medie di Pistoia e Pescia) si uniranno ai solisti dell’Orchestra Leonore nell’esecuzione di un trittico musicale firmato da Marzocchi e ispirato alla tradizione popolare.
“Fino a vent’anni non avevo mai pensato di fare il musicista – racconta – perché a dodici, in maniera perentoria e definitiva, l’insegnante di pianoforte del conservatorio di Pesaro mi aveva invitato ad interrompere gli studi: essendo mancino, ero inadeguato allo studio dello strumento”. Ma la passione è incontenibile: classica, rock, jazz. Ogni genere di musica lo attira. Dagli studi pianistici passa a quelli di composizione, finché un nuovo maestro, Gianni Valentini, lo induce a riprovare, da grande. E il diploma arriva, a 25 anni, dopo un triennio di studio né matto né disperatissimo e una deroga ai regolamenti del conservatorio che lo ammetteva a sostenere gli esami fuori tempo massimo: un autentico “âgé prodige”. A ruota, il diploma in composizione e poi in musica elettronica. “Mi sono sentito terribilmente vecchio, in quel momento” – confessa. Ma adesso, a distanza di anni, un entusiasmo contagioso e un’energia irrefrenabile rivelano l’indole e la creatività dell’adolescente curioso.

Marzocchi collabora da anni con il MIUR su progetti sperimentali legati all’istruzione musicale e alla sensibilizzazione sociale. Nei giorni scorsi si è confrontato con gli alunni della Scuola media “Marconi”, che nell’ambito del progetto “Adotta un artista”, lo hanno scelto come riferimento. “Ho spiegato loro – aggiunge – cosa significa fare musica e come lavora un compositore classico. I giovanissimi non hanno problemi di approccio con la musica contemporanea colta, ne fruiscono continuamente, tra cinema, videogiochi e spot pubblicitari. Ciò che potrebbe spiazzarli acusticamente lo recuperano con le immagini. Del resto, anche la creazione musicale è condizionata dal mercato: o vendi o non lavori. I circuiti ufficiali della musica contemporanea costituiscono una sorte di ghetto, che spesso intimorisce chi si accinge ad un approccio. La mia motivazione è diversa: voglio arrivare alle persone, toccare le loro corde sensibili, e per farlo si deve salvare un livello di comprensibilità per poi addentrarsi in maniera complessa negli strati sottostanti”.

E continua: “Quando si lavora con i ragazzi bisogna sempre considerare che non hanno col linguaggio musicale la stessa dimestichezza che hanno con la scrittura: mancano i rudimenti. Ma bisogna dare anche a chi non è musicista la possibilità di fare un’esperienza da professionisti, sfruttando al meglio gli scarsi mezzi a disposizione per svelare loro il linguaggio della musica contemporanea. Per questo, ho imparato ad esprimermi attraverso i limiti imposti dalle situazioni contingenti, ad esempio con organici strumentali insoliti e ridotti. Nelle scuole medie si insegnano il pianoforte, il violino, il flauto, la chitarra, poco altro. Raramente si ha a disposizione un organico di tipo tradizionale. Questo, col tempo per me è diventato l’impulso più grande alla creatività: ho imparato a sforzarmi aggirando gli ostacoli”.

“Luna lunedda”, in programma al Manzoni il 9 aprile prossimo, è un pezzo scritto con e per i ragazzi della scuola di musica di Lampedusa. “E’ un non-sense – spiega Marzocchi – Il testo è una filastrocca in dialetto, l’orchestrazione originale era per soli fiati. Mi piacerebbe creare un gemellaggio tra gli studenti di Pistoia e quelli di Lampedusa. Qui le potenzialità tecniche, le risorse, i locali per effettuare le prove sono eccellenti. Là sfruttiamo mezzi di fortuna. Ma hanno un mare da sogno e la spiaggia più bella del mondo, dunque si tratterebbe di uno scambio alla pari…..”

“La fola del leofante”, in prima esecuzione assoluta, è stata scritta appositamente per i giovani musicisti pistoiesi che hanno partecipato al Progetto Leonore, utilizzando una filastrocca tradizionale toscana (secondo alcuni studiosi originaria della montagna pistoiese). “Ognuno di loro ha un proprio ruolo, a volte piccolo, a volte grande, ma sempre di responsabilità. Come per “Luna Lunedda”, anche nella “Fola”, una filastrocca infantile – di fatto una “catena alimentare” in cui l’animale più piccolo è mangiato dal più grande fino ad arrivare al misterioso leofante – diventa il pretesto per sviluppare una composizione sinfonica di ampio respiro, in cui sperimentare tecniche strumentali, sonorità insolite, ma soprattutto in cui fare musica insieme attraverso l’esperienza dell’orchestra, magari anche divertendosi… “.»

[11/2021]


Opere


Albanian Folk Song Sx.ens - 2005

Encore Q - 2007

Encore S Pf - 2007


Il viaggio di Roberto Sx Q.a Cbs 4Perc - 2014

Queste parole di colore oscuro Perc S/B Vc - 2021

Stabant Matres 5Voci 3Attore/ice & Coro Ens+ S - 2023


 
Locandina evento Secondo Concorso de il Saxofono Italiano
Seminario - Mille modi di dire sax
Secondo concorso del Saxofono Classico
Il primo concorso del Saxofono Classico
 

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