autore

Ciarlantini Paola


Note biografiche

Si è diplomata in pianoforte con il massimo dei voti, musica corale e composizione presso i Conservatori di Firenze e Bologna, studiando con Antonio Bacchelli, Paolo Renosto, Rosario Mirigliano, Carlo Prosperi e Ivan Vandor. Si è laureata con lode in Lettere all’Università di Urbino con Alberto Zedda.
Ha svolto ricerche e/o pubblicato per: Fondazione Rossini, Fondazione Donizetti, Donizetti Society, A.Ri.M. (Associazione Marchigiana Ricerca e Valorizzazione delle Fonti Musicali), Giunta Nazionale Leopardiana, Regione Marche, Provincia e Comune di Macerata, Associazione Arena Sferisterio, Festival di Fermo, University of StrathclydeGlasgow, Enciclopedia Treccani, Fondazione “Adkins-Chiti: Donne in musica”, etc.
Ha tenuto seminari e conferenze per vari enti, tra cui. Comune e Università di Macerata (Corso di Storia del Teatro del Prof. M. Verdenelli, a.a. 2002-2003), The Bryn Mawr College and The University of Pennsylvania, Conservatorio “J. Tomadini” di Udine, Teatro Regio di Torino, Rossini Opera Festival,
Ha scritto articoli e recensioni per “Musica e Scuola”, “1985-La musica”, “Il Giornale della Musica”, “Quaderni Musicali Marchigiani”.
Particolarmente interessata all’opera italiana minore dell’Ottocento e al patrimonio musicale marchigiano, è autrice di oltre cento pubblicazioni scientifiche. E’ stata consulente musicale del Bicentenario leopardiano. Per il T. Pergolesi di Jesi ha curato l’edizione critica di Ines de Castro di G. Persiani e, con L. Fico, de Il Domino Nero di L. Rossi e La Marescialla d’Ancre di A. Nini, opere incise dalla casa Bongiovanni di Bologna.
Vincitrice di concorsi compositivi nazionali ed internazionali (2° posto al VI Concorso Internazionale per Stumenti a Percussione dell’Italy Percussive Arts Society, Fermo 2008), ha pubblicato brani con le case editrici Berben ed Edipan.
È Presidente dell’Associazione “Artemusi(c)a-Compositrici per le Marche”, per la quale ha ideato e curato progetti compositivi di portata nazionale, come lo spettacolo Con Giacomo Leopardi (Recanati, Notturni Leopardiani 2002) e la messa corale Virgo Lauretana (Basilica di Loreto, maggio 2004). La sua produzione, commissionata da noti solisti e da enti, comprende musiche vocali, teatrali e da film ed è regolarmente eseguita in concerti, festival e rassegne nazionali.
Ha insegnato in vari ordini di scuola, dalle medie ad indirizzo musicale al Conservatorio, è stata titolare di una cattedra di Materie Letterarie nella Scuola Superiore e attualmente è docente di ruolo di Letteratura Poetica e Drammatica presso il Conservatorio di Musica “F. Bonporti” di Trento e Riva del Garda, dove organizza dal 2008 il Summer Course “De’ soavi concenti. Musica e Poesia nella letteratura italiana”.
Dall’a.a. 2003-2004 insegna Musica vocale e Musica per il cinema presso il Corso di Laurea in Mestieri della Musica e dello Spettacolo dell’Università di Macerata, sede di Osimo Dall’a.a. 2004-05 è vincitrice di un dottorato di ricerca triennale in Italianistica presso l’Università di Macerata. È docente e membro del Consiglio Direttivo della Civica Scuola di Musica “B. Gigli” di Recanati, supervisore e docente dell’Indirizzo linguistico-letterario presso la Scuola di Specializzazione all’Insegnamento Secondario (SSIS) dell’Università di Macerata..
Per il carattere culturalmente meritorio della sua attività l’American Biographical Institute l’ha inserita nel Who’s-Who 2004. Per il complesso della sua attività scientifica nel novembre 2009 è stata eletta Socio Corrispondente dell’Accademia Marchigiana di Scienze.


Altre note

«Intervista di Fiorenza Miracola (da http://www.renzocresti.com/).
D.: Quando compone musica ha in mente un pubblico particolare a cui rivolgersi?
R.: Negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta no, pensavo più alla coerenza del pezzo in sé e al fatto che rispettasse pienamente il mio essere persona, le mie idee, i miei gusti musicali e il mio stile. Oggi sì, altrimenti i brani rischierebbero di non essere capiti. Ma, più che a un pubblico, penso alla destinazione per cui sono vengono scritti i brani: la musica che accompagna la recitazione di poesie, la musica che accompagna un film o una mostra d’arte deve avere, necessariamente, requisiti diversi dalla musica ‘pura’. Diversa destinazione, diversa ottica estetica.
D.: In quanto donna si pone il problema di comunicare con le altre donne?
R.: Sì, ma esattamente come mi pongo il problema di comunicare con le altre persone. Noi donne abbiamo il dovere di lavorare anche insieme per potenziare la nostra immagine e la nostra presenza, al fine di recuperare millenni di emarginazione sociale e culturale, Ma questo si fa non sventolando il vessillo della diversità, dell’essere Donna “contro”, bensì dell’essere Donna “per”. Per cambiare la società, per dimostrare la nostra forza di persone che hanno lavorato tanto e con tanta determinazione su se stesse, per migliorare con la nostra saggezza rodata da secoli di sopportazione e di ‘privato’ questo povero mondo eticamente impazzito e culturalmente impoverito.
D.: Esiste un modo femminile di fare musica?
R.: Esiste una sensibilità molto forte e profonda che accomuna tutte le donne artiste, ed una generosità di fondo. Potrei riassumerla in: rigore, voglia di Essere e di Dare, più che di apparire e gestire il potere, esigenza di rispetto per se stesse, ‘producendo’ qualcosa di artisticamente valido, che abbia e dia un senso a chi lo fa e a chi lo riceve.
D.: Cosa non le piace della sua professione e cosa cambierebbe?
R.: Della professione mi piace tutto, l’accetto coi suoi lati positivi e quelli meno positivi. Mi dispiace tanto che in Italia ci siano pochi spazi in generale per la qualità vera, per i giovani, per il nuovo, per la ricerca seria. Tutto, purtroppo, è uguale a tutto, se funziona politicamente e demagogicamente: questo assioma ha minato la società italiana dalle fondamenta, e forse è ormai troppo tardi per recuperare. Mi fa rabbia l’ignoranza musicale cui si condannano le giovani generazioni con un programma di educazione musicale inadeguato, insufficiente nella scuola media inferiore e inesistente in quella superiore. E soprattutto mi dispiace ci sia poca comunicazione. Le faccio un esempio: quando noi compositrici marchigiane ci siamo incontrate al Convegno di Ancona nel 2001, non ci conoscevamo tra di noi. Su otto, ne conoscevo solo due, e mi dedico all’attività musicale da oltre vent’anni! Le donne devono liberarsi del complesso della ‘bravura’ a tutti i costi, cioè dall’impulso di dimostrare sempre, in ogni campo, di essere all’altezza degli uomini, nonché liberarsi dell’idea che debbano lavorare in solitudine forzata. Le prime nemiche di noi donne, siamo noi stesse, perché ci hanno educato, da secoli, a coltivare l’idea di una nostra inferiorità sociale e culturale. Razionalmente, abbiamo sconfitto il pregiudizio, inconsciamente esso agisce ancora. Bisogna invece credere, fortemente, che qualcosa possa cambiare e che abbiamo il diritto di farlo.»


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