autore

Berni Attilio

  1. Nato il 02/06/1963
  2. Indirizzo: via Aurelia, 2871
    Torrimpietra - Fiumicino RM)

Telefono: +39 0661697862
Cellulare: +39 347.9314415
E-mail: presidenza@centrostudimusicali.it
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Note biografiche

Diplomato in clarinetto presso il Conservatorio di Musica di S. Cecilia di Roma ha conseguito l’abilitazione all’insegnamento dopo aver superato l'Esame di Stato nel 1985. Dal 1993 svolge una intensa attività di ricerca storica ed organologica sul saxofono e sugli strumenti a fiato. Dal 1996 è presidente del Centro Studi Musicali Torre in Pietra, associazione no profit con la quale promuove ed organizza eventi culturali legati al mondo jazzistico e saxofonistico. Ha collaborato con la L.A. SAX di Los Angeles e la Paraschos in Grecia, in qualità di consulente e promoteur artistico. Dal 1999 è membro dell’Association des Collectionneurs d’instruments à vent di Parigi.
Numerose le collaborazioni cinematografiche e televisive tra le quali: “La leggenda del pianista sull’oceano” di G. Tornatore, “The Talented Mr. Ripley” di A. Minghella, “The Blue River” di P. Scharnk, “The Gangs of New York” di M. Scorsese, “Speciali” televisivi sugli strumenti musicali vintage e la propria collezione prodotti per La7, Jazz Channel e “RAI- DOC Futura”. Ha organizzato mostre, conferenze ed esposizioni a Ferrara (Salone della Musica Classica e Jazz), a Viterbo (Sala Anselmi), a Perugia (Perugia Classico), a Berlino (Museo degli strumenti musicali), a Frascati (Scuderie Aldobrandini-Museo Tuscolano) a Dinant (Belgio, paese natale di Adolphe Sax), a Fiumicino (Teatro Traiano), a Roma (Palazzo Valentini), ad Avellino (Chiesa del Carmine) ed a Bangkok (Thailandia-15° World Saxophone Congress). Si è esibito con vari ensemble in alcuni dei teatri più prestigiosi d’Europa: alla Casa del Jazz (Roma), a Bruxelles (Belgio), a Potsdam (Germania), nel Teatro Valladolid (Spagna), all’Opéra di Bordeaux e nell’Abbazia di St. Michel en Thierache (Francia).
Con una passione, decisamente fuori dal comune per il saxofono e la sua storia, ha realizzato la più grande collezione del mondo di saxofoni: oltre 500 strumenti musicali rari ed unici.
Ha organizzato mostre, conferenze ed esposizioni in Italia ed in Europa e Saxophobia è la sua ultima attività creativa. Un viaggio nel mondo e nei suoni degli strumenti musicali più insoliti ed impressionanti mai prodotti, un’avventura che rende omaggio ai grandi esecutori del jazz che hanno abbracciato questo strumento, un percorso originalissimo che sfida il tempo ridando vita alle passioni ed alle emozioni da sempre soffiate dentro questo strumento unico.


Altre note

--«D.: Saxofonista, collezionista, autore di libri. Chi è Attilio Berni?

R.: Mi sono innamorato del clarinetto e del saxofono da bambino suonando nella banda del mio paese. Mi sono diplomato in clarinetto nella classe del Maestro Vincenzo Mariozzi, al Conservatorio di Musica S. Cecilia a Roma, ed ho conseguito l’abilitazione all’insegnamento dopo aver superato l'Esame di Stato nel 1985. Dal 1993 svolgo un’intensa attività di ricerca storica ed organologica sul saxofono e sugli strumenti a fiato. Dal 1996 sono presidente del Centro Studi Musicali Torre in Pietra, associazione no profit con la quale promuovo ed organizzo eventi culturali legati al mondo jazzistico e saxofonistico.

Le mie pubblicazioni: Il booklet Saxophones- saxofoni d’epoca Il cofanetto con doppio supporto (CD e DVD) Vintage Saxophones

Ho collaborato, sia in qualità di consulente musicale sia fornendo strumenti musicali d’epoca a numerose produzioni cinematografiche e televisive tra le quali: “La leggenda del pianista sull’oceano” di G. Tornatore, “The Talented Mr. Ripley” di A. Minghella, “The Blue River” di P. Scharnk e “The Gangs of New York” di M. Scorsese. Ho realizzato alcuni “Speciali” televisivi sugli strumenti musicali vintage e la mia collezione per La7, Jazz Channel e “RAI- DOC Futura”. Ho organizzato mostre, conferenze ed esposizioni a Ferrara (Salone della Musica Classica e Jazz), a Viterbo (Sala Anselmi), a Perugia (Perugia Classico), a Berlino (Museo degli strumenti musicali), a Frascati (Scuderie Aldobrandini-Museo Tuscolano) a Dinant (Belgio, paese natale di Adolphe Sax), a Fiumicino (Teatro Traiano), a Roma (Palazzo Valentini), ad Avellino (Chiesa del Carmine) ed a Bangkok (Thailandia-15° World Saxophone Congress).

D.: Come nasce l'idea di collezionare saxofoni?

R.: La mia collezione parte da lontano, più precisamente dal mio primo viaggio negli USA (il mio viaggio di nozze!). Lì ho reperito il primo saxofono di quella che sarebbe stata la mia collezione. Era il 1993 ed a New York mi trovavo ad ascoltare Joe Lovano ed Aldo Romano che suonavano al Village Vangard; terminato il concerto m’intrattenevo con Joe Lovano disquisendo sui saxofoni vintage ed in particolare del suo strumento, un Conn Chu Berry argentato. Successivamente, verso le due del mattino, prendevamo il taxi insieme per recarci in albergo ed ancora discutevamo di saxofoni vintage, il taxista intuendo di cosa stessimo parlando, ci disse di averne uno strano del quale si voleva disfare. Incuriosito, chiesi al taxista come fare per poter vedere lo strumento e.........incredibile, questi lo aveva nel portabagagli della sua autovettura! Appena giunti in albergo il taxista scese e corse ad aprire il portabagagli della sua vettura mostrandomi un bellissimo sax tenore Selmer Padless! Uno strumento sperimentale senza cuscinetti costruito dalla Buescher, per conto e su licenza Selmer, durante il periodo della seconda guerra mondiale.

Inizialmente il mio approccio fu però quasi esclusivamente commerciale, ossia pensai di fare business improntando un’operazione di import di strumenti musicali vintage e così fu…nel giro di poco tempo ero già di ritorno da un secondo viaggio negli Usa con un container di saxofoni circa 600 strumenti! Dopo qualche anno però, parliamo del 1996-’97, qualcosa cambiò, ogni volta che vendevo un saxofono provavo una stranissima sensazione, una sorta di distacco, e mi accorsi che le conoscenze e le competenze che andavo acquisendo sul campo avevano sviluppato in me una vocazione: quella del collezionismo.

Collezionare per me è come sfidare il tempo, è ridare vita alle passioni umane, ai momenti ed ai movimenti artistici, sociali e storici che hanno concepito e prodotto in un periodo di tempo limitato questo straordinario strumento.

Ogni strumento vintage, infatti, è "vittima" della propria evoluzione, è plasmato dall’alito vitale insufflato al suo interno e dalle tenebre della memoria. Collezionando ricostruisco la storia di questo oggetto e ne comprendo l'evoluzione. Così si delinea quel ruolo, del tutto particolare, fra l' uomo e le sue creazioni, fra evoluzione e conservazione, fra storia e memoria, a metà tra archeologia e storia che è proprio del collezionismo.

Collezionare è ricercare e conservare i valori qualitativi della vita di ieri, è restituire al presente contingente il passato idealizzato e recuperare gli ideali di una perfezione artistica carica delle emozioni, dei sentimenti e delle passioni soffiate dentro gli strumenti musicali…

D.: Come hai fatto a trovarli? Alcuni sono rarissimi.

R.: Riuscire a localizzare così tanti rari strumenti in un periodo di tempo relativamente breve non è stato facile e sebbene sia vero che la ricerca nella storia del saxofono spesso offra utili spunti, molte volte è stata la fortuna e la perseveranza nella ricerca che ha fatto la differenza. La maggior parte di essi sono stati reperiti negli USA durante viaggi o da collezionisti sempre americani, oppure in Inghilterra ed in Francia, mentre pochissimi sono stati gli strumenti localizzati in Italia. Gli strumenti a volte sono comparsi nelle circostanze più disparate ed improbabili. Per esempio ho trovato il mio tenore Conn costruito ed inciso da Julius Stemberg (il capo incisore della fabbrica Conn) in una bancarella al mercato di Portobello a Londra, lo strumento era completamente incrostato di calcare e nulla faceva trasparire la sua bellezza. Un’altra volta ho trovato un soprano Marigaux del 1887 in una enoteca a Perugia.

I primi tempi avevo molte difficoltà nel conoscere e contattare collezionisti e venditori, nel 1993 internet non era ancora la realtà di oggi e tutto avveniva via telefono, fax e lettere, i tempi delle transazioni erano notevolmente più dilatati rispetto a quelli di oggi. Dal 2000 le cose sono cambiate sostanzialmente, non solo è più facile contattare i collezionisti di tutto il mondo ma molte persone ed istituzioni mi conoscono e quindi molto spesso capita che gli strumenti mi vengano proposti. Indubbiamente la dimensione della ricerca, il gusto della scoperta son venuti un po’ meno, ma è innegabile la maggiore facilità di reperibilità e disponibilità di pezzi rari.

D.: A quale strumento sei più affezionato?

R.: Il mio strumento personale è un tenore Conn Chu Berry che citavo nella precedente domanda, uno strumento unico. Un Conn Artist argentato, con un’incisone su tutto il corpo, madreperle su tutte le chiavi, anche quelle laterali e costruito con la tecnica della grammatura delle tazze (ogni tazza ha un peso specifico affinché le vibrazioni prodotte supportino l’impressionante ricchezza degli armonici di questo strumento). Ma sono ugualmente affezionato ad altri strumenti, magari meno nobili, ma non meno particolari come, per esempio, l’Holton c/melody con le tazze dell chiavi incise internamente con un poesia d’amore dedicata ad una donna che non corrispondeva degli stessi sentimenti il proprietario-saxofonista dello strumento, oppure al sax basso Adolphe sax, ecc…

Ovviamente glistruemnti che prefersisco sono i vintage

D.: E quello che vorresti possedere?

R.: Fino a qualche tempo fa c’era un supporto vuoto, scaramanticamente pensavo che fosse di buon auspicio lasciare il posto per il più raro e mitico dei saxofoni: il Conn O-Sax. Questi è poi arrivato ed il supporto è stato utilizzato. Ciò non significa che io possieda tutti gli strumenti più rari del mondo, qualcuno ancora manca… Di supporti vuoti non ne lascio ma tutti i miei strumenti, essendo stati suonati per moltissimi anni dai più svariati musicisti del mondo, sono ben educati alla tolleranza, alla solidarietà ed alla multietnicità e quindi, all’occorrenza, sanno che basterà stringersi un po’ e fare spazio al nuovo arrivato, come sempre del resto…

D.: La collezione è aperta al pubblico?

R.: La collezione è visitabile solo su appuntamento; così tanti strumenti avrebbero bisogno di spazi maggiori e di una ambientazione museale ma allo stato attuale sono “stipati” su alcune librerie all’interno di 3 grandi stanze del Centro studi Musicali Torre in Pietra.

D.: Avrai conosciuto molti musicisti e produttori, chi è il primo che ti viene in mente?

R.: I saxofonisti che ho conosciuto e che hanno acquistato i loro strumenti da me sono moltissimi, non basterebbe un libro intero a citarli….considera che dal 1993 ad oggi ho acquistato e venduto circa 6.000 strumenti. Comunque tra i molti: Joe Lovano, Mark Overton (Saxquest), Jonathan Ray (Wichita band), Bob Ackerman, Tony Binghman, Arno Bornkamp, Francois Dumont d’Ayot, Steve Goodson, Joe Sax, Bruno Kampmann, Guy Laurent, Malki Nissim, Petit William, Gianni Basso, Matt Stoecker (quinntheeskimo), Dimitri Grechi Espinoza, Carlo Atti, Felice Mezzina, Claudio Messori, Fulvio Albano, Ada Rovatti, Michael Rosen, Fabiano Pellini, Alessandro Scala, Emanuele Cisi, Enrico Ghelardi, Eugenio Colombo, Paolo Farinelli, Francesco Cafiso, Luca Velotti, Marco Colonna, Mario Raja, Maurizio Giammarco, Renato Vecchio, Piero Odorici, Stefano di Battista…

D.: Qual'è il desiderio che esprimeresti, guardando una stella, per la tua collezione?

R.: Be’ il mio sogno sarebbe quello di riuscire a realizzare un museo. Il primo museo al mondo interamente dedicato ad uno strumento ed ai suoi protagonisti ed utilizzatori. Realizzare cioè la possibilità concreta che i giovani si riavvicinino ad uno strumento vero e possano usufruire per la loro formazione di quella che è la passione della mia vita. Un museo dedicato allo strumento che, più di ogni altro, ha saputo trasformarsi in mille forme, in mille varianti, in mille timbri: una casa per questo tubo misterioso e fascinoso, per la più strana ed affascinante protuberanza del corpo umano. Un oggetto che seduce una larga fascia di pubblico oltre i musicisti professionisti, basti pensare all’uso del saxofono nell’immagine pubblicitaria per rendersi conto di come allo strumento vengano associate costellazioni ideali diverse: dalla trasgressione alla sensualità, dall’appeal della cultura musicale americana al feeling della cultura underground sia rock che jazz. Un museo per la creatura di Adolphe Sax che queste cose non le ha potute vedere ma di certo, ardimentoso quale era, sarebbe felice dei passi da gigante che il suo geniale pupillo ha fatto in un secolo e mezzo di vita. Chissà, forse se ne starebbe lassù, in compagnia di Coleman Hawkins e di Charlie Parker, ad ammirare le gesta del grande Sonny Rollins e magari di notte scende giù nel mio museo, così… a dare una sbirciatina o una sistematina a qualcosa che…

D.: Tantissimi strumenti rari ed inusuali, più imboccature, accessori vari, cataloghi, fotografie e giocattoli d’epoca; insomma, dal lontano giorno in cui hai acquistato quel tenore Selmer Padless, che sarebbe poi diventato il capostipite della tua raccolta, ne è valsa la pena di far tanta fatica?

R.:  La collezione ad oggi comprende oltre cinquecento strumenti dai sopranini al contrabbasso ed alcuni strumenti dalle dimensioni più rare ed inusitate. La quantità numericamente spesso varia a causa di frequenti acquisti e scambi con altri collezionisti. La collezione si divide principalmente in due gruppi, gli strumenti professionali e quelli da collezione anche se a volte alcuni strumenti appartengono ad entrambe le categorie.

Alcuni di questi saxofoni non sono strumenti che possono essere suonati a livello professionale, vuoi per l’accordatura, qualcuno infatti è costruito ad intonazione alta (high Pitch- A=456), vuoi per i meccanismi delle chiavi che possono risultare decisamente scomodi per gli standard moderni.

Poi ci sono gli strumenti rari o fuori dal comune che costituiscono la parte più interessante della collezione e che possono essere divisi in quelli con particolari modifiche ai modelli già esistenti e quelli invece creati ex novo. Tra i primi si possono elencare il soprano e l’alto Holton Modello Rudy Wiedoeft, il Buffett-Powell con quattro fori di ottava, il Cmelody Martin Home Model e l’alto Buescher Academy, il tenore e l’alto Selmer “Padless”, un alto Mark6 alto discendente al La grave ecc...

Tra i secondi invece si distinguono: il Conn “O-Sax” ed il mezzosoprano in Fa della Conn, l’alto diritto della Buescher, il King Saxello, il sopranino curvo della Orsi, l’alto ed il clarinetto Grafton Plastic, il tenore diritto della L.A. SAX, il soprano in Do “Saxie” prodotto dalla Cuesnon nel 1920, il saxtromba, il clarosax della Conn, i saxofoni a culisse della Swanee-Sax ed il Mellosax, il baritono diritto di Piter Nixon, il soprillo, ecc...

Il mantenimento di una collezione di strumenti musicali non è un diversivo o un hobby, ma un’opportunità eccezionale per esplorare ed ampliare costantemente la comprensione della natura dello strumento e della sua musica. Indubbiamente la dimensione economica è importante, non nascondo che a volte ho rischiato la bancarotta, o peggio la lite familiare, pur di entrare in possesso di uno strumento. La ricerca collezionistica deve essere improntata al buon senso ed alla competenza cercando di non cadere nella “bramosia del possesso” che può portare alla rovina. D’altro canto sono convinto che la sperimentazione e la ricerca su questi strumenti permettano una prospettiva ed una flessibilità che non possono non influenzare positivamente la propria abilità artistica. Sia che si tratti di un assolo con una orchestra jazz, sia di un’esecuzione in locale da ballo, oppure di un concerto di musica da camera, l’esperienza tratta dall’utilizzo di uno strumento vintage, caratterizza sempre sensibilmente il proprio modo di fare musica. E quindi non mi rammarico di nulla, collezionare saxofoni mi ha arricchito di competenze, esperienze incredibili, contatti umani con le più svariate personalità musicali del mondo dai più grandi artisti ai giovani che si avvicinano con passione a questo strumento e quindi non tornerei indietro di un centimetro…» (Attilio intervistato da http://www.ilsaxofono.it/)


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