di Abbate, Cosimo

Trivium

Soli & Ens+ A T B - 2021

Dettagli opera

Per voci soliste (Soprano, Mezzosoprano, Baritono) ed Ensemble (flauto, oboe, clarinetto basso, sax contralto, sax tenore, sax baritono, tromba in Sib, corno, trombone, timpani percussioni, contrabbasso).

Interpreti della prima esecuzione avvenuta presso la Sala Scarlatti del Conservatorio di Napoli, in occasione dell’evento "Nel mezzo del cammin.." "Otto composizioni su testi di Dante Alighieri, il 22 Novembre 2021, sono stati Stefania Mazza – soprano, Elide Facciuto – mezzosoprano, Giuseppe Todisco – baritono, e l’Ensemble strumentale costituito da Francesco Attore - flauto, Emmanuele Puxeddu - oboe, Giulia Barbella - clarinetto basso, Antonio Fuoco - sax contralto, Francesco Pezzella - sax tenore, Alessio Castaldi - sax baritono, Donato De Crescenzo - tromba, Angelo Falzarano - corno, Enzo Vuolo - trombone, Maylin Federico - contrabbasso, Nicola Napolitano - timpani, Carmine Marino – percussioni, Antonio Berando – direttore.


Commento all'opera

Note di sala a cura di Andrea Elia Moreno

«Trivium di Cosimo Abbate mette in musica la celeberrima “Scena delle tre fiere” tratta dal Canto I dell’Inferno della Divina Commedia. Il nome del brano risulta rivelatore della struttura della composizione saldamente radicata nel numero “tre” sia dal punto di vista strumentale che da quello strutturale-compositivo. Con Trivium Abbate si ricollega al simbolismo numerico ampiamente utilizzato da Dante che riconduce al tre l’intera struttura del poema: dalle tre cantiche al mistero della Trinità, dalle tre virtù teologali ai tre volti di Lucifero, dai cieli del paradiso ai tre mali che ostacolano la via alla salvezza: tre fiere a simboleggiare la natura umana corrotta dal peccato originale.

Dal punto di vista dell’analisi estetica della composizione Trivium guarda soprattutto a precedenti lavori dell’autore quali Metaphonèsi, per oboe solista, flauto, clarinetto, fagotto e contrabbasso (2018) o il terzo movimento del più recente Tèphra (2021) per quartetto con pianoforte caratterizzati, come in Trivium, dallo sviluppo per fasce di suono che danno luogo a una trama armonica cangiante, cui si stagliano gli interventi dei solisti. Degno di nota il coesistere di spunti e suggestioni che si innestano felicemente nella struttura del brano: dal contrappunto rinascimentale dell’introduzione - chiaramente mutuato dalla Missa L'homme armé super voces musicales di Josquin Desprez (Agnus Dei II) - allo stile degli interventi vocali che guarda ora al recitativo ora al canto gregoriano, chiude il cerchio l’impiego di raffinate dissonanze e l’utilizzo di glissando degli ottoni (espediente preso a prestito dalla musica da film), a creare quell’atmosfera cupa e spaventosa che accompagnerà il Sommo Poeta per tutta la prima parte del suo viaggio attraverso il regno dell’etterno dolore

 

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,

una lonza leggera e presta molto,

che di pel macolato era coverta;

 

e non mi si partia dinanzi al volto,

anzi ’mpediva tanto il mio cammino,

ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.

 

Temp’era dal principio del mattino,

e ’l sol montava ’n sù con quelle stelle

ch’eran con lui quando l’amor divino

 

mosse di prima quelle cose belle;

sì ch’a bene sperar m’era cagione

di quella fiera a la gaetta pelle

 

l’ora del tempo e la dolce stagione;

ma non sì che paura non mi desse

la vista che m’apparve d’un leone.

 

Questi parea che contra me venisse

con la test’alta e con rabbiosa fame,

sì che parea che l’aere ne tremesse.

 

Ed una lupa, che di tutte brame

sembiava carca ne la sua magrezza,

e molte genti fé già viver grame,

 

questa mi porse tanto di gravezza

con la paura ch’uscia di sua vista,

ch’io perdei la speranza de l’altezza

Inferno, Canto I, vv. 31-54


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