Riferimento: Pigato, Emma Nicòl
Quiescunt (Si stanno riposando) per coro misto a 6 voci e saxofono contralto, su testo di Paola Benvenuti.
Prima esecuzione in occasione del concerto PER CRUCEM AD LUCEM tenutosi nella Pieve di S. Andrea di Bigonzo, Vittorio Veneto, il 27 marzo 2026 da parte del Coro Filarmonico Trentino, Emma Nicòl Pigato al saxofono, Sandro Filippi alla direzione.
Quiescunt
I
Ombra di urla soffocate,
il respiro si perde nel vento.
Non figli dal mio ventre muto
forse una voce per chi non ha voce.
Attendite, universi populi, et videte dolorem meum
II
Fui padre, ma solo nel nome,
di un figlio perduto nel buio profondo.
La terra, crudele, ha invertito il destino:
io, carne stanca, ho sepolto il suo futuro.
Attendite, universi populi, et videte dolorem meum
III
Madre in una casa distrutta,
tra polvere e silenzio cerco volti,
nel vuoto cerco tracce dei loro occhi.
Ogni mio respiro mi lascia più sola.
Attendite, universi populi, et videte dolorem meum
IV
In una terra sorda al mio nome,
ho inseguito bandiere di fumo,
ideali che non ho capito.
Nel silenzio senza vittoria mi chiedo: “Perché?”
V
Un sogno troppo grande per una vita piccola.
Il mare mi ha preso, senza pietà né parole,
lontano dall’amore, dal futuro negato.
Tu che ancora speri, sogna il mio sogno.
καὶ τὸν ἐρχόμενον πρός με οὐ μὴ ἐκβάλω ἔξω
(Colui che viene a me, io non lo scaccerò)
Dal silenzio della terra che tutto custodisce, emergono voci lontane: frammenti di vite interrotte, sussurri che risalgono dal fondo del tempo e del dolore, echi delle vite di coloro che la morte ha reso testimoni involontari dell’ingiustizia, della violenza e dell’assurdità del destino.
Le voci di ognuno (una donna, un padre, una madre, un giovane soldato, un bambino) non chiedono pietà ma ascolto, non offrono risposte ma ci interrogano sulla fragilità della condizione umana e sulla forza immutabile della memoria, che sola può dar senso a ciò che appare insensato.
I primi tre quadri della raccolta si chiudono con le parole delle Lamentationes di Geremia: Attendite, universi populi, et videte dolorem meum, un appello a fermarsi, a riflettere, a non dimenticare, perché vivere non è solo esistere, ma anche portare il peso di ciò che lasciamo dietro di noi.
Dall’ultimo quadro emerge un segnale di speranza, riposta nelle azioni di chi si impegna per un futuro diverso, di chi salva, accoglie e protegge. Per questo la conclusione è affidata alle parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni [6, 37-38]: καὶ τὸν ἐρχόμενον πρός με οὐ μὴ ἐκβάλω ἔξω (colui che viene a me, io non lo scaccerò).
Paola Benvenuti
Nella tua zona non abbiamo trovato un riparatore. Per segnalare un riparatore premi qui