di Imondi, Emiliano

Libera sonata

A Pf - 2018

Dedicatario: Taddei, Jacopo


Dettagli opera

 

 


Commento all'opera

«Il brano prevede un tipo di forma sonata “libera”: libera dagli stilemi, dai linguaggi e dalla forma più “classica” della sonata. Per me il linguaggio è sempre subordinato all’espressione, quindi il “molteplice” è un’apertura necessaria per la mia creatività… Ci sono due “poli opposti e complementari” (Yin e Yang), spesso presenti nella mia scrittura, rappresentati in questo caso da due temi ben distinti:  

• il primo tema, più meccanico e ritmico, viene costruito lentamente diventando sempre più complesso nel ritmo e nel fraseggio. Lo stile minimale e bartokiano lascia lentamente spazio a influenze jazz-fusion e i due linguaggi dialogano intrecciandosi fra loro.

• il secondo tema invece presenta un carattere più cantabile ed evocativo dove la vena lirica ed espressiva del sax e le capacità armoniche del pianoforte sono chiamate a dialogare fra loro. 

La sezione centrale di sviluppo è più “ricercata” e presenta frammenti dei precedenti due temi che vengono mescolati ed elaborati in un divenire sempre più incalzante che fa traslare il linguaggio su un territorio più “contemporaneo” caratterizzato molto dalla ricerca timbrica, dalle figurazioni ritmiche frastagliate e da rapporti armonici più dissonanti. 

Una sezione di ripresa propone nuovamente i due temi principali ma in ordine invertito, terminando quindi il brano sulle note del primo tema che “chiude” una forma di tipo “pseudo-palindromo” come a voler rappresentare una circonferenza che inizia con il suo termine.»

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Riporto qui l'interessante intervista all'autore, che prende spunto da quest'opera allargandosi poi al 'fare musica' nell'accezione più ampia.

Dedicata al sax di Jacopo Taddei la mia ultima composizione: “Libera Sonata per Sax Contralto e Pianoforte”

Finalmente ultimata e attualmente in fase di studio la mia ultima composizione dedicata al sassofonista Jacopo Taddei, musicista molto promettente sia sulla scena della musica classica e contemporanea che in quella del jazz. L’idea di comporre questo brano è nata proprio per portare avanti l’obiettivo, che da qualche anno ho in mente, di creare sempre delle solide collaborazioni fra compositore e interprete. Credo molto nel fatto che la musica oggia abbia bisogno di andare verso la condivisione e la molteplicità di espressione: non è forse più il tempo per i compositori e per i musicisti in genere di rimanere isolati nelle proprie “torri d’avorio” enfatizzando così il distacco fra “chi scrive e chi suona” e di conseguenza anche quello con il pubblico. La direzione migliore (per il mio modo di pensare e intendere l’arte ovviamente) credo sia quella di provare a re-instaurare un dialogomediante la reciproca condivisione, inserendola all’interno del prorpio processo creativo per esempio attivando un confronto sulle idee già prima che inizi la fase creativa. Le parole chiave saranno quindi “collaborazione e condivisione” per stimolare la creatività e consolidare il rapporto fra composizione ed esecuzione, un rapporto che dal passato ad oggi è sempre più spesso dimenticato nella musica “colta”. Infatti vi è sempre stata la tendenza alla separazione dei ruoli che ha portato, nel tempo, ad un raffreddamento delle relazioni che intercorrono fra i “personaggi in gioco” e di conseguenza ad un raffreddamento anche nel rapporto con il pubblico.

Un’idea artistica può nascere dalla collaborazione o solo dall’ispirazione?

Secondo me la musica nasce dalla vita non dalla musica stessa… Sono le esperienze di vita a far nascere e crescere l’impulso a creare qualcosa di “artistico”, e la vita non è vissuta solo internamente con noi stessi ma è anche fatta di relazioni con il mondo esterno e con tutto ciò che esse comportano. Per questo non si può pensare l’opera d’arte solamente come frutto del processo interiore dell’artista ma va vista anche come conseguenza dei nostri rapporti con ciò che ci circonda, di come noi ci relazioniamo alle cose esterne: a quello che accade e a quello che facciamo accadere, a come le persone ci fanno sentire e a come noi facciamo sentire loro ecc. Quindi si tratta solo di scegliere quanto e dove spostare l’asticella: più verso l’esterno (quindi verso i rapporti, la condivisione, le influenze che si generano interagendo con il mondo) o più verso l’interno (il rapporto con noi stessi e il nostro mondo interiore). Ma in ogni caso non è possibile escludere del tutto un aspetto a vantaggio dell’altro, saranno comunque sempre presenti entrambi e si influenzeranno a vicenda anche se noi siamo convinti del contrario. Se veramente è impossibile che la propria creatività nasca “solo da noi stessi” per me è necessario mettere in atto una presa di coscienza mettendo da parte il prorpio “ego” accettando l’idea che tutto, anche la nostra personalissima vena creativa, sia parte di uno Yin e Yang. Due poli opposti ma complementari in cui siamo sia noi con la nostra volontà e il nostro sapere a creare la possibile opera d’arte che il mondo esterno. Esso infatti, interagendo con noi e noi con lui, fa accadere qualcosa che realmente non controlliamo e che spesso nella cultura occidentale siamo portati ad escludere considerandolo un aspetto dannoso perchè non è frutto del nostro sapere e del nostro ego.

Qual’è allora la direzione da seguire?

Per me è importante tenere sempre vivo quel processo di condivisione che si crea rapportandosi apertamente e attivamente con le persone e con le situazioni. Solo così l’opera d’arte prende vita, l’idea prende forma, l’energia fra le cose e le persone si mette in movimento. Cerco di farlo nella mia vita e quindi anche nella mia musica sperando che ciò venga recepito all’esterno e che chi è intorno a me abbia voglia di entrare in questo processo. Proprio questo ho tentato di fare proponendo a Jacopo una collaborazione nel creare “un brano su di lui”, lasciando che il rapporto di amicizia artistica che stava nascendo fra noi fosse il motore generativo della scrittura musicale, dell’idea e della mia spinta creativa. In poche parole condividendo i nostri pensieri e interagendo in modo creativo fra di noi sicuramente è nata un’opera più viva e stimolante ed è cresciuto un rapporto (e non un distacco) fra musicista e compositore… e già questo per me è un grande traguardo.

Sulla Sonata…

Detto ciò arriviamo alla composizione per sax contralto e piano, attualmente in fase di studio, che si è delineata in una sorta di forma sonata libera, libera dagli stilemi, dai linguaggi e dalla forma classica della sonata. Per me il linguaggio è subordinato all’espressione quindi il molteplice è un’apertura necessaria per la mia creatività… Come al solito ci sono i due poli opposti, sempre presenti nella mia scrittura, diciamo due temi ben distinti in questo caso: il primo più meccanico e ritmico che lentamente si monta diventando sempre più complesso nel ritmo e nel fraseggio. Pian piano l’influenza jazz-fusion si fa sentire intrecciandosi con il linguaggio, fra il minimale e il bartokiano, di inizio brano (fra l’altro Jacopo, essendo anche un bravissimo jazzista e improvvisatore, ha fatto uscire la mia “sempre non molto nascosta” anima jazz). Si arriva poi ad un secondo tema molto cantabile ed evocativo dove la vena lirica e l’espressività del sax e le capacità armoniche di uno strumento come il pianoforte sono chiamate in causa. Si presenta quindi una sezione più ricercata di sviluppo tematico in cui i frammenti presenti nei precedenti due temi si mescolano e si elaborano in un divenire sempre più incalzante che trasla il linguaggio su un territorio più “contemporaneo” caratterizzato molto dalla ricerca timbrica, dalle figurazioni ritmiche frastagliate e da rapporti armonici più dissonanti. La sezione poi sfocia di nuovo sulla ripresa dei due temi principali che si presentano però in ordine invertito, terminando quindi sulle note del primo tema che chiude una forma a pseudo-palindromo come a voler rappresentare una circonferenza che inizia con il suo termine.

Sui Musicisti…

Tutto questo è nato dalle discussioni con Jacopo con cui si è venuta a creare una bellissima e sincera collaborazione che spero perduri in futuro, spero anche se ne crei una analoga anche con il pianista che eseguirà il brano (credo sarà Luigi Nicolardi che spero avrò il piacere di conoscere presto). Sulla loro bravura non credo ci sia bisogno di dire molto, parlano più che altro i fatti ed i premi che hanno vinto in Italia (come il Salieri-Zinetti fra gli altri) e all’estero… per me più di tutto è il loro suono a parlare

Un saluto e un buon ascolto… e restate sintonizzati

Dal Sito dell’Autore https://emilianoimondi.com

 

 


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