di Nono, Luigi

Due liriche greche

Coro & Ens+ A T - 1948/49 - 8' - Rai Com Edizioni Musicali - 1882/1e2

Dettagli opera

Due liriche per coro e strumenti su testi di Ione di Chio (La stella mattutina, per Coro (4 Contralti), 2 Flauti, 1 Sassofono contralto (Mi♭), 1 Sassofono tenore (Si♭), Vibrafono, Tamtam, Pianoforte, Viola, durata: 4’ ca. - RTC 1882/1) e Alceo (Ai Dioscuri, per Coro misto, Timpani, 2 Tamburi, Tamtam, Pianoforte, durata: 4’ ca. - RTC 1882/2).
Prima esecuzione a Köln, Funkhaus Wallrafplatz, Klaus-von-Bismarck-Saal, il 6.5.2004 in occasione del Musik der Zeit, Omaggio a Luigi Nono, da parte del SWR Vokalensemble Stuttgart, Ensemble Modern con la direzione di Reinbert de Leeuw.



Commento all'opera

«Nel 1948, quando Scherchen teneva il suo corso di direzione d'orchestra, arrivò a Venezia un gruppo di trenta brasiliani provenienti da un scuona che era stata fondata e diretta in Brasile da Kollreute, un compositore e direttore d'orchestra tedesco che aveva lascito la Germania dopo il 1933. Tra questi brasiliani c'era una pianista e compositrice di grande talento, che si chiamava Eunice Catunda. era un mezza india, del Mato Grosso e Scherchen favorì una specie di sodalizio fra lei, Bruno Maderna e me. Erano gli anni del fronto popolare con il loro violento clima di rottura, e Catunda era comunista. Bruno e io ci saremmo iscritti nel 1952, ma già allora partecipavamo praticamente alla vita del partito. con Catunda c'era dunque una profonda identità di vedute e da lei vi cennero le prime informazioni sui ritmi del mato Frosso, anticipando in certo modo la lezione che ci sarebbe giunta da Varèse. La cosa più straordinaria che vivemmo insieme fu però la scoperta di Garcìa Lorca, che Catunda conosceva già bene. Scherchen ci invito a scrivere delle liriche: Bruno scelse quelle greche nella traduzione di Quasimodo, Catunda scelse Garcìa Lorca ed io presi un po' delle une e un po' delle altre».
«Quando Scherchen nel '48 venne a Venezia per tenere il suo corso di direzione d'orchestra, chiese a tutti gli allievi qual era la musica o l'autore che maggiormente li attraeva. Io riposti che era Dallapiccola, del quel possedevo a quell'epoca già qualche partitura, che avevo cominciato a studiare parallelamente a quelle di Schoenberg e di Webern. Erano i Canti di Prigionia che avevo ascoltato alla Biennale nel '46 o nel '47. Scherchen mi fece fare allora uno studio delle Liriche Greche, che io analizzai solo relativamente alla parte vocale. Mi trascrissi tutti i canti di seguito come se fossero una lunghissima monodia e poi mi misi a studiare gli intervalli, il fraseggio, il rapporto col testo, le durate, facendo un'analisi analoga a quelle fatte con Bruno su altri musicisti, e che tuttora continuo a fare. Da questo studio nasce la mia ammirazione sconfinata per Dallapiccola; un'ammirazione che si rivolge anche agli aspetti morali e umani di questo personaggio,che io ritengo fondamentale per la cultura italiana e nel quale io mi ritrovo come con i grandi maestri del Rinascimento. Certo Scherchen diede un contributo notevolissimo alla mia conoscenza di Dallapiccola; ricordo i Canti di liberazione, diretti da lui a Firenze, la prima de Il prigioniero e tanti incontri con lui e col Maestro». (Da: Luigi Nono.Un'autobiografia dell'autore raccontata da Enzo Restagno, Torino, Edt 1987, pp. 22, 58)


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