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Vessella Alessandro


Note biografiche

Apprese i primi rudimenti musicali da uno zio materno, maestro di musica, col desiderio di diventare pianista. Studiò successivamente presso il Conservatorio di Musica di Napoli con C.Palumbo e P.Serrao avviandosi ben presto ad una brillante carriera concertistica al Pianoforte che nel 1885 dovette abbandonare per problemi alle mani.
Dopo aver conseguito il diploma in Pianoforte mostrò, sin dai primi tempi, versatilità nella composizione per bande musicali, tanto che, nel 1885, in seguito alla morte del maestro Pezzini di Chieti, gli si presenta l'occasione di partecipare al concorso per la direzione del ‘Concerto comunale’ di Roma (il Comune di Roma aveva trasformato nell’83 in Concerto comunale la banda della Guardia Nazionale). Risultò primo e il 27 aprile 1885 ricevette la nomina di Direttore dal sindaco della Capitale, il principe Leopoldo Torlonia. Il primo concerto ufficiale nella nuova veste fu tenuto il 5 luglio successivo in una gremitissima piazza Colonna: la sua impeccabile direzione e la mirabile esecuzione dei suoi musicisti, tuttavia, non convinsero tutti gli spettatori, le cui orecchie non erano ancora avvezze alla musica tedesca, prediligendo quella italiana. Ma il suo merito fu proprio questo: col passare del tempo, infatti, egli riuscì a far apprezzare al pubblico, quello romano prima e quello italiano poi, la musica d'oltralpe, da Bach a Chopin, passando per Mendelssohn e Beethoven, per finire a Wagner. Di quest'ultimo autore, infatti, è unanime il riconoscimento del suo merito di averne introdotto la musica in Italia. Da Vessella in avanti, alla banda musicale e ai concerti per bande, si iniziò a dare la giusta e meritata rilevanza, tant’è che lo stesso concerto bandistico romano ebbe notevole impulso dalla sua direzione e una rinomanza tale che nei quaranta anni della sua direzione (fino al 1924) girò diversi Paesi europei: con i suoi 60 esecutori dell’“orchestra di fiati”, con un nutrito repertorio di 80 pezzi dovuti a 40 autori, di cui 15 italiani, entusiasmarono nell’estate del ’94 Berlino, Dresda, Monaco e Norimberga, e benché gli si vietò il concorso internazionale di Nizza nel ’97, nel 1903 stava a Londra e girava per la Gran Bretagna con 75 esecutori, e veniva acclamato dalle folle e da Re Eduardo VII. La crisi del 1905, con lo scioglimento della banda e la sua ricostituzione, lo trovò pronto ad un’altra realizzazione. Fondò un’orchestra a ’basso costo’ per offrire concerti alle classe più modeste, e così educarle. In due anni tenne così 50 concerti. Fu collocato a riposo nel 1921.
Dedicatosi con cuore al miglioramento della cultura bandistica nazionale con efficaci trascrizioni riuscì a portare ai larghi strati del pubblico numerose opere sinfoniche tedesche, riuscendo a ridurre in modo eccellente anche opere imponenti quali quelle di Wagner, e si prodigò attivamente per la riorganizzazione dei programmi e degli organici delle bande italiane civili e militari. Tale argomento fu oggetto di due importanti testi scritti da parte sua (“Trattato di istrumentazione per banda”, Ricordi, Milano, 1897 e “La banda dalle origini ai nostri giorni”, Ricordi, Milano, op. postuma 1905) che oltre a fare un quadro generale storico e tecnico di ottimo livello, sono i primi a riportare una ottima trattazione tecnica sulle caratteristiche del saxofono e sul suo determinante impiego nell'ambito bandistico.
Di notevole cultura letteraria e storica, al Congresso internazionale di Scienze storiche (Roma 1903) presentò una comunicazione: “Sull’evoluzione storica della partitura per banda dal ‘600 all’800” e scrisse pure “Di un più razionale ordinamento delle musiche militari italiane” (1894) tornando successivamente sull’argomento con “Considerazioni e proposte di riforme”, ma la sua opera fondamentale rimane sempre “Studi di strumentazione per banda” (1894).
Numerose le sue trascrizioni e opere originali per Banda ma pure numerosi e appassionati pezzi per pianoforte.
Oltre alla Direzione della Banda del comune di Roma insegnò Strumentazione per banda presso il locale Liceo Musicale (Accademia di Santa Cecilia).
Fu enormemente prolifico come autore di musica per banda e come trascrittore per banda di musiche di autori di ogni epoca.

Cfr. Fanny Vessella, Alessandro Vessella. La Vita e le Opere, Edito in Roma, 1939


Altre note

-- «Agendo sul sentimento, la musica si rivela la più efficace educatrice delle folle. Non ha elaborazione concettuale. Ha modulazioni che sono espressioni di sentimenti disciplinari dall’armonia. E, o per immediata intuizione, o per educazione, ognuno può afferrare un sentimento così espresso, e scuotersi e commuoversi.» Alessandro Vessella
-- «Di statura media, robusta… con le pupille acute e lucide…, col sorriso arguto e bonario, senza orgoglio vano, senza maschera di genio, ma semplice, schietto, modesto… In questa semplicità borghese di persona, di parole, di atteggiamento, in quella bontà sorridente, in quella gentilezza naturale, si cela un’anima ardimentosa, un ingegno pronto e vivace, un volere che non piega innanzi a contrasti… Quest’uomo mite e tranquillo, che sorride scetticamente, che cammina lento e calmo, possiede nervi d’acciaio, resistenza singolare al lavoro, audacie ignorate dalle moltitudini, virtù ammirata dai migliori e dai più illustri.» (Pompei)
-- Già dal 1894 iniziava la riforma del complesso strumentale da lui diretto affinchè l’effetto fonico dell’esecuzione non si staccasse dal modello originale della composizione, e doveva corrispondere strettamente all’orchestra. Egli costruì il tipo della partitura per banda, “proporzionando le sonorità dei gruppi, distribuendo gli strumenti per famiglie, abolendo strumenti inutili, introducendone altri (come la famiglia dei saxofoni) che servissero a temperare, ad amalgamare timbri fra loro dissimili (legni e ottoni)”. (Cametti)

 


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