autore

Piazzi Giuseppe


Note biografiche

Studiò la Composizione frequentando il Conservatorio “G.Verdi” di Milano, dal 1919 al 1924, dove fu studente nella classe di Vincenzo Ferroni, ma non portò mai a termine gli studi.
Fattosi apprezzare per le sue notevoli doti musicali già durante la permanenza in conservatorio, iniziò una apprezzata carriera di compositore stroncata però, nel 1947, per anomale vicissitudini. «Presso la sede centrale SIAE a Roma sono stati riportati alla luce materiali musicali e bollettini di dichiarazione depositati da Piazzi per le Edizioni Musicali Pagot Film. La lista delle opere registrate dimostra che Piazzi iniziò a pubblicare musica nel 1936, con il brano intitolato Sul fieno, stampato da Carisch. Diversi titoli dei brani registrati alla SIAE dimostrano l’ispirazione “montanara” e “valtellinese” di Piazzi dichiarata dal manoscritto della RCS: Ballo dei montagnari (1946); Suite retica per sassofono e orchestra da camera (1946), entrambi editi da Sonzogno. Curiosamente, non risultano essere presenti le varie opere liriche citate nel manoscritto (I montanari, La notte di Fassa, Jaufré Rudel e naturalmente Noreia).»
Ripiegò quindi sulla scrittura di colonne sonore (a partire dal 1948 con il rapporto con i fratelli Pagot per la colonna sonora del capolavoro d’animazione “I fratelli Dinamite”- 1949) e cantabili, «per poter guadagnare qualcosa in attesa di più degni successi provenienti da teatri o sale da concerto» che però non sarebbero mai più tornati.

Partitura e parti sono reperibili c/o Biblioteca: Parkway Central Library di Philadelphia, PA, USA - Collocazione: U-1167 SCORE, Fleisher Collection.

 

 


Altre note

-- «Suo padre, Giovanni, era violoncellista dilettante; l’intera famiglia Piazzi aveva nobili origini valtellinesi e vantava una discendenza diretta dal famoso astronomo citato prima. Giuseppe, pur vivendo a Milano, rimase profondamente
legato ai paesaggi montani da cui proveniva la sua stirpe; accettò dunque forse di buon grado, nel 1933, un trasferimento a Campodolcino in qualità di soldato della milizia confinaria (48a compagnia del Battaglione Alpini Tirano). Rientrò a Milano solo nel 1947, da Bormio. Prima di quest’esperienza, intrecciata anche con un’attiva
partecipazione alla Resistenza, frequentò il Conservatorio. Dal 1919 al 1924 fu studente di composizione nella classe di Vincenzo Ferroni, un allievo di Jules Massenet; i suoi risultati, inizialmente brillanti, peggiorarono con gli anni, anche a causa di frequenti assenze. Infine, abbandonò gli studi senza diplomarsi. Non passò, tuttavia, del tutto inosservato: pare che nel 1928 un concerto di sue musiche, al Conservatorio, attirò le attenzioni del critico Franco Abbiati, il quale lo lodò come artista dalle doti «rare e preclare». Piazzi cadde tuttavia in disgrazia presso Abbiati attorno al 1950, per via di un incidente ricordato dalla nipote. Sembra che Piazzi, pur coniugato con Carla Rattellini (1919-2012), nutrisse attenzioni per una giovane cantante americana. Quando nel 1947 Piazzi organizzò presso il teatro dell’Angelicum un concerto in cui si eseguì la sua cantata per soli e orchestra Terra Ladina, a causa di un’improvvisa indisposizione delle interpreti designate si dovette ripiegare proprio sulla ragazza americana e su una sua compagna di studi (sempre statunitense) alla Scuola di canto della Scala. Abbiati reagì con una recensione pungente (sorvolò sulla musica e fece salaci commenti sulle «due belle prosperose americanine»). Da quel momento in poi Abbiati fu molto caustico con il compositore, come prova la sua successiva stroncatura di Noreia23. Piazzi si riconciliò poi con sua moglie, ma musicalmente non riuscì più a risollevarsi. In effetti, dopo il 1952 (pubblicazione di Noreia) non si hanno più notizie di ulteriori concerti o composizioni. » (da http://animata.beniculturali.unipd.it/ in «Oh… Musica moderna!». Hollywood, satira e “modernismo” nella musica di Giuseppe Piazzi per I fratelli Dinamite, di Marco Bellano)

 


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