autore

Malipiero Gian Francesco


Note biografiche

Studiò dapprima al Conservatorio di Musica di Vienna passando poi al Liceo Musicale di Venezia e quindi al Liceo Musicale di Bologna dove si diplomò (1904) in Composizione con M.E.Bossi che lo introdusse allo stile sinfonico del tardoromanticismo tedesco. Inoltre intraprese lo studio autodidattico dei maestri italiani del XVII e XVIII secolo. Nel 1908 si perfeziona alla Hochschule di Berlino mentre a Parigi entra in contatto con l'ambiente culturale incontrando Casella, Ravel e D'Annunzio.
Affiancò a brevi periodi d'insegnamento una costante attività di composizione. Dal 1921 al 1924 insegna al conservatorio di Parma. I suoi interesse per la musica antica italiana culminano nell'edizione completa delle opere di Claudio Monteverdi - 16 voll. Asolo 1926/1942 - Si ritira quindi per la prima volta ad Asolo per dedicarsi esclusivamente alla composizione). Nel 1932 è insegnante nel Liceo musicale di Venezia che dirigerà dal 1939 al 1952. Svolge anche attività didattica dal 1936 all'Università di Padova dove dirige l'Istituto Musicale Pollini. Nel 1952 si ritira nuovamente ad Asolo per dedicarsi alla composizione. Cessa definitivamente di comporre nel 1971.
Autore di musica operistica, sinfonica, vocale, da camera, si impose come massimo esponente di quella "generazione dell'Ottanta" (di cui facevano anche parte Casella, Pizzetti, Respighi) che caratterizzò l'inizio del XX secolo in Italia. La sua produzione abbraccia i più diversi generi musicali, dalle sinfonie (undici numerate oltre ad altre sei), ai concerti (sei per pianoforte, due per violino, uno per violoncello, uno per flauto, uno per trio con pianoforte ), alla musica da camera, dove emergono gli stupendi otto quartetti per archi, che sono da annoverare tra le più insigni pagine del Novecento scritte per tale formazione, assieme a quelli di Béla Bartók e Dmitrij Šostakovič. Nel fittissimo corpus dell'opera di Malipiero spiccano anche gli otto Dialoghi, composti tra il 1955 e il 1957, destinati alle più differenti formazioni, dal semplice duo all'orchestra sinfonica con strumento solista. Opere principali della sua prima fase creativa sono la Sinfonia degli eroi (1905), Sinfonia del mare(1906) e Sinfonie del silenzio e della morte (1908) così come l'opera Canossa (composta nel 1911, rappresentata a Roma nel 1914). Le Impressioni dal vero per orchestra (I-III 1910, IV-VI 1915, VII-IX 1922) mostrano un cambiamento verso una espressione più libera, come quella che conobbe nelle opere di Debussy e Ravel durante un suo lungo soggiorno a Parigi. Nella sua immensa produzione teatrale spiccano L'Orfeide (1925), che comprende le Sette Canzoni, il Torneo notturno (1931), I Capricci di Callot (1942), Le metamorfosi di Bonaventura (1963). Fu inoltre autore prolifico di musica corale e vocale da camera e di molti pezzi da camera per complessi diversi.


Altre note

-- Preso come punto di partenza l'impressionismo francese, rigettando quindi ogni forma di musica a programma che "mortificasse" la libera autonomia della musica, visse un periodo che, se pur riallacciabile a tematiche comuni al Novecento, lo rivelarono autore di caratterizzata personalità. Nell'ambito strumentale, rifiutato il tematismo, si rivolse al recupero della tradizione sei-settecentesca italiana per l'aspetto di libertà compositiva e affinità nella costruzione della forma, un radicalismo che andò via via mitigandosi nell'evoluzione della sua vasta produzione musicale.
Il linguaggio musicale di Malipiero è caratterizzato da un'estrema libertà formale; egli ripudiò sempre infatti la disciplina accademica della variazione a favore dell'espressione più anarchica e fantastica del canto, oltre ad evitare fortemente il rischio di cadere nel descrittivismo della musica a programma. Fino alla metà degli anni cinquanta Malipiero rimase legato a una scrittura diatonica e ampia, rifacentesi allo strumentalismo italiano pre-ottocentesco e alla melopea gregoriana, per spostarsi progressivamente verso territori espressivamente più inquieti e tesi, che lo avvicinarono al totale cromatico, senza però che avvenisse in lui la conversione verso la pratica dodecafonica (i suddettiDialoghi sono una testimonianza di tale sperimentazione). Più che abbandonare del tutto il proprio stile precedente, l'autore fu capace di reinventarlo in maniera personalissima e con grande spirito di aggiornamento. Non è difficile intravvedere, in alcune pagine tarde, suggestioni provenienti dagli allieviLuigi Nono o Bruno Maderna.
Nonostante il suo isolamento artistico, Malipiero ebbe contatti con i massimi compositori del '900, come Igor Stravinsky, Ernest Bloch, Luigi Dallapiccola, Luciano Berio e pur senza dar vita a una vera e propria scuola, ha lasciato un segno profondissimo e inconfondibile nella cultura musicale italiana.


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