autore

Ledda Filippo


Note biografiche

Nato ad Oristano nel 1975, dopo aver conseguito la Maturità Magistrale si è diplomato in Tromba nel 1998 e in Didattica della Musica nel 2003 al Conservatorio “G. P. da Palestrina” di Cagliari. Successivamente ha studiato Direzione e Strumentazione per orchestra di fiati sotto la guida di Lorenzo Pusceddu.

In qualità di trombettista sono numerose le sue collaborazioni con l’Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari e con i più importanti complessi di fiati della Sardegna.

 Il suo interesse per la composizione di musica originale per banda, la cui produzione rappresenta il suo essenziale compositivo (oltre ad alcuna Musica da camera), in particolar modo di quella indirizzata a formazioni giovanili, gli ha permesso di ottenere riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale, e i suoi lavori sono spesso utilizzati come brani d’obbligo in importanti concorsi di esecuzione.

Particolarmente attivo in campo didattico, svolge intensa attività di formazione per gruppi d’insieme, orchestre scolastiche, bande giovanili e complessi bandistici in tutto il territorio nazionale. Di frequente viene invitato, in qualità di giurato, a concorsi di esecuzione musicale.

Dal 2002 ha iniziato a dirigere tenendo la guida di vari Gruppi bandistici (la Associazione Musicale Alerese J-Band di Ales (OR), la banda del Circolo Musicale Parteollese di Dolianova (SU),  la Junior Band “G. Verdi” di Sinnai (CA), ecc.). È uno degli ideatori del progetto musicale Sandalia Sonos dove è impegnato sia come direttore della banda giovanile, sia come formatore nei gruppi d’avvio alla musica d’insieme per i più piccoli.

Ha insegnato in numerose scuole di orientamento musicale a indirizzo bandistico e corale. È docente di ruolo nella scuola primaria statale dove da anni sperimenta nuove metodologie e strategie di alfabetizzazione musicale e porta avanti progetti e laboratori di musica d’insieme.


Altre note

Intervista a Filippo Ledda, … da https://www.mondobande.it/ (12/2011)

«… I nostri utenti hanno già sentito parlare di te per la vittoria al concorso di composizione di Sinnai, ma raccontaci qualcosa in più di te.

La mia esperienza musicale è iniziata all’interno della banda di Ales, il mio paese d’origine. Qui ho avuto la fortuna di essere formato e diretto da Luca Mangini, uno dei principali innovatori del movimento bandistico sardo, nonché rinomato esecutore e didatta di trombone. Dopo aver conseguito la maturità Magistrale ho proseguito i miei studi al Conservatorio di Cagliari, dove mi sono diplomato in Tromba nel 1998 e in Didattica della Musica nel 2003. Per alcuni anni ho collaborato saltuariamente, come trombettista, con l’orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, ho suonato musica classica anche con altre orchestre e formazioni cameristiche, ma non mi sono mai slegato dagli organici a me più congeniali, ovvero l’orchestra di fiati e il quintetto di ottoni.

Nel corso degli anni, la passione e la voglia di suonare sono state soppiantate, però, dall’interesse sempre più grande per tutto ciò che riguarda la didattica musicale. Dopo aver approfondito gli studi son sempre stato più cosciente che questa fosse la mia mission. Sono attivo in campo didattico-educazionale dal 1995: ho insegnato in parecchie scuole di orientamento musicale ad indirizzo bandistico e corale. Con alcune di esse collaboro tuttora. Mi piace informarmi sui metodi e sulle teorie di apprendimento e tenermi continuamente aggiornato, frequentando corsi e leggendo tutte le pubblicazioni che mi passano sotto mano. Inoltre, sono docente di ruolo nella Scuola Primaria statale dove da anni programmo percorsi di alfabetizzazione musicale strettamente legati alla pratica sia canora che strumentale, dedicando una particolare attenzione alla musica fatta in gruppo.

Nell’ambito delle orchestre di fiati, invece, oltre alla banda del Circolo Musicale Parteollese, dirigo la J-Band dell’Associazione Musicale Alerese, complesso giovanile che mi ha dato (e mi sta continuando a dare) grandi soddisfazioni e con cui abbiamo in preparazione tanti progetti e, dallo scorso anno, ho iniziato la collaborazione con la Scuola Civica di Sinnai come insegnante di Musica d’Insieme.

E cosa ci dici del Filippo Ledda compositore?

Quando da ragazzino ho iniziato a scrivere i miei primi lavori (principalmente per ensemble di ottoni ma poi anche per archi, legni, strumenti a tastiera, per coro e così via…) pensavo che quello sarebbe rimasto sempre e solo un gioco, uno sfizio personale. E, se ti devo dire la verità, l’ho pensato sino a qualche anno fa.
Sebbene io sia nato e cresciuto musicalmente in ambiente bandistico, mi sono avvicinato alla composizione di musica per banda in tempi relativamente recenti (tieni presente che Contos, la mia prima pubblicazione in questo campo, risale al 2005). La vera svolta è stata nei primi del 2000, quando sono diventato il responsabile del settore giovanile della banda del mio paese. Da lì a formare una vera e propria junior band il passo è stato breve. Ed ecco che scrivere qualcosa, giusto per crearmi degli spunti didattici utili nella mia attività, è stato quasi fisiologico. Ho cominciato con delle trascrizioni che facevo suonare alla mia bandina ma poi è saltata fuori l’esigenza di comporre anche qualcosa di mio, che fosse sempre di facile esecuzione. In quel periodo ho preso coscienza del fatto che i brani italiani per young band fossero pochissimi e che anche il resto dell’Europa non è che avesse poi da offrire tantissimi prodotti di qualità in questa fascia di mercato. La mia attenzione allora si è spostata verso i lavori dei compositori statunitensi: nel Nord America la produzione è veramente enorme, anche perché l’utenza è molto più vasta della nostra e non si fatica a trovare brani per banda giovanile interessanti e ben scritti. Tutto questo è la conseguenza del fatto che lì hanno sulle spalle decenni di didattica specifica per le formazioni strumentali e quando compongono musica lo fanno seguendo regole e parametri ben definiti. Per tanto tempo ho pensato che fosse un peccato il fatto che, con tutti i bravi compositori che abbiamo in Italia, qua da noi la banda giovanile venisse quasi completamente ignorata. È per questo che ho passato tutti i ritagli del mio tempo di quegli anni a studiare caratteristiche, organici e strumentazione di gruppi giovanili, cercando di scrivere musica con poche idee semplici ma che non fossero banali. Un percorso che ho fatto quasi esclusivamente da autodidatta, spulciando le partiture, ascoltando e osservando quello che scrivevano gli altri compositori, facendomi arrivare pubblicazioni e manuali in lingua originale dagli Stati Uniti (non ti dico le peripezie per tradurli, io che in inglese son sempre stato una frana…).

Poi ho sentito l’esigenza di approfondire le mie conoscenze di strumentazione per banda e l’ho voluto fare con un “grande” del panorama bandistico italiano: Lorenzo Pusceddu. È stato lui a insegnarmi i segreti del mestiere e a convincermi che quella strada che mi si parava davanti andava imboccata. Oggi, a distanza di alcuni anni, mi sto togliendo la soddisfazione di vedere i miei lavori che pian piano cominciano a essere apprezzati sia dal pubblico che dagli “addetti ai lavori”. Visti i tanti interessi che coltivo, i tanti impegni in cui sono coinvolto, i tanti studi che avrei voluto fare e che non ho mai fatto, probabilmente non posso e non potrò mai considerarmi veramente un compositore. Tuttavia, quando scrivo musica, cerco di farlo sempre in maniera genuina e spontanea, senza mai tralasciare le implicazioni didattiche e tutti gli spunti di lavoro che esse possono offrire sia ai direttori che ai bandisti.
Negli ultimi tempi scrivo con una motivazione in più: nel campo della young band, si sta muovendo qualcosa anche in Italia. Le linee guida elaborate dagli esperti del Tavolo Permanente delle Federazioni Bandistiche Italiane hanno finalmente messo un po’ di chiarezza sui criteri da utilizzare per catalogare i brani nei diversi livelli di difficoltà. Contemporaneamente, anche alcune case editrici nostrane hanno cominciato a investire in maniera oculata su progetti specifici per banda giovanile, dettando regole precise su come i compositori debbano scrivere musica per organici di questo tipo. Son pienamente convinto che incentivando la produzione di brani di facile esecuzione, il miglioramento qualitativo non tarderà ad arrivare e i benefici che ne verranno saranno molteplici. Il successo riscosso da concorsi di composizione come quello di Sinnai, interamente dedicati alla produzione per formazioni giovanili, va interpretato come una conferma in tal senso.» 


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