autore

Ferrante Andrea

  1. Nato il 16/08/1968 a Palermo
  2. Indirizzo:
    Palermo

E-mail: a.ferrante.a@gmail.com
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Note biografiche

Ha iniziato gli studi di composizione con Eliodoro Sollima, intraprendendo poi la carriera accademica al Conservatorio "V.Bellini" di Palermo sotto la guida del pianista Giuseppe Scotese e con il compositore Francesco Pennisi.
La sua musica viene eseguita regolarmente in tutta Europa, Asia e nelle Americhe e incise dalle etichette discografiche Videoradio e RAI Trade.
Le sue numerose opere (anche a carattere didattico) sono pubblicate dalle Edizioni Carrara di Bergamo, dalle Edizioni Simeoli di Napoli e dalle Edizioni Diaphonia di Messina.
Dal 1996 al 1999 ha prestato servizio come Direttore Editoriale del Neopoiesis Editrice, vincendo l'importante ‘Diego Fabbri’ premio sponsorizzato da RAI - Radiotelevisione Italiana. Ricopre inoltre il ruolo di Direttore Artistico dell’Associazione Siciliana di Ricerca Etnomusicale “Alberto Favara” e dell’Associazione per la Musica Contemporanea “Neopoiesis” di Palermo.
Nel 2000 vince il concorso promosso dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR) italiana ed attualmente insegna Elementi di Composizione presso il Conservatorio "A.Scontrino" di Trapani.


Altre note

-- Intervista ad Andrea Ferrante, compositore di musica classica contemporanea.
Pubblicato il 1.9.2015 su https://musicaemusicologia.wordpress.com a cura di Mario Musumeci.
«Cos’è oggi il comporre musicale nella tradizione della musica seria (termine ancora usato, e più o meno legittimamente, in contrapposizione a quello di musica leggera)? Si possono delineare più o meno specificamente tanto un’estetica quanto una deontologia, ossia un’etica professionale, dell’odierno compositore di musica d’arte? O, come lo stesso Andrea Ferrante ama definirsi – abbastanza legittimamente nell’estetica del post-moderno, del compositore di musica classica contemporanea?
Caro Andrea, premettiamo innanzitutto che la reciproca confidenza è legata non solo ad un rapporto di stima reciproca ma anche all’essere noi colleghi nella stessa istituzione accademica da almeno una decina d’anni. Questa intervista “al compositore” non dovrebbe avere, almeno nelle mie intenzioni, il consueto fine celebrativo e promozionale per chi la rilascia, ossia di attirare (pur legittimamente, s’intende!) più ascoltatori o, come si preferirebbe affermare in un territorio presumibilmente più “di nicchia” come il nostro, più fans :-) . Né, per chi la richiede, il lustro di una copertina patinata da far pagar cara all’acquirente nel regno dei mass media odierni, dove troppo spesso si parla ad libitum del nulla :-( .
Insomma l’ambizione mia, cui spero tu offra il tuo consenso, è quello di problematizzare la figura del compositore cosiddetto “contemporaneo” o, come tu preferisci indicare, “classico contemporaneo” e ricollocarne la funzione sociale in un rinnovato contesto storico, da molti definito a torto o ragione come “post-moderno”. Dunque niente coperture o infingimenti intellettualistici ma neppure sentimentali. Chiamiamo le cose col loro nome, semplicemente cercando di andare nella nostra discussione più in profondità possibile, cercando di mettere a nudo la nostra stessa identità. In tal senso, se sei d’accordo, ti autorizzo se e quando ti dovessi sentire troppo provocato a rispondermi anche con delle domande altrettanto provocatorie, attinenti tanto al mio ruolo di intervistatore quanto a quello, diciamo: “soggiacente” alla mia stessa natura umana e professionale, di docente e studioso in ambito musicologico teorico-analitico.
Le domande successive indicano un canovaccio di partenza, nel senso che se tu dovessi pretendere, nella tua risposta ad una mia domanda, una continuazione potrai aggiungere il tuo interrogativo e lo spazio per la mia conseguente risposta. Ma potrebbe anche accadere che una tua risposta possa anche stimolare un’altra mia necessaria domanda. Tanto abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Ti trovo d’accordo, in tutto o in parte (nel caso mi spiegherai le tue obiezioni)?
Ferrante:
Perché no…
Musumeci:
Bene, ne prendo atto. E per cominciare una domanda a bruciapelo: hai mai immaginato in passato di poter vivere solo con i proventi della tua attività compositiva? E come la pensi oggi al proposito?
Ferrante:
No, oggi come in passato penso alla composizione come a una necessità espressiva, e già questo mi sembra un buon modo per sentirsi ripagati dalle fatiche che essa richiede. Non nego però che sarebbe anche giusto pensare in questi termini, avere commissioni sempre riconosciute sul piano economico e un riscontro sul diritto dʼautore più cospicuo di quanto lo sia adesso. Ma in Italia la musica viene intesa spesso come una specie di trastullo, di passatempo in cui chi la fa (compositore o esecutore) non viene chiaramente distinto da chi la fruisce; per la gente, ballare o suonare un valzer, ascoltare


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