Compositore e ricercatore nato a Brescia il 28 febbraio 1983, ha sviluppato un linguaggio musicale profondamente legato alle proprie radici sarde, integrando suggestioni etniche a una rigorosa ricerca accademica. Dopo i primi studi con Massimo Priori presso il Conservatorio di Riva del Garda, ha proseguito la formazione sotto la guida di Antonio Giacometti a Modena, ultimando il percorso nel 2019 presso il Conservatorio di Verona con Andrea Mannucci. Fondamentale per la sua maturazione è stata la partecipazione a Masterclass e Seminari tenuti da figure di spicco del panorama contemporaneo internazionale [1].
La sua attività compositiva si è distinta precocemente in ambito concorsuale, ottenendo riconoscimenti al Concorso "Castello di Belveglio" (2004) e al Concorso "Simone Ciani" di Siena (2010). La sua produzione spazia dalla musica solistica a quella per ensemble, con una particolare attenzione alla chitarra e agli strumenti ad arco, ricevendo commissioni da istituzioni di rilievo come il Dedalo Ensemble (per il 150° anniversario di Debussy) e l’Associazione Franco Margola di Brescia. Le sue opere sono state eseguite in sedi prestigiose, dalla Palazzina Liberty di Milano alla Carnegie Hall di New York, interpretate da solisti di fama internazionale [2].
Accanto alla composizione, svolge un'intensa attività di divulgazione e ricerca. Nel 2009 è stato relatore presso la Domus Academy di Milano per il seminario Artexspirience, presentando un’indagine sui nuovi colori musicali della Sardegna. Attivo anche in ambito didattico come docente di chitarra e composizione, ha coordinato diversi ensemble giovanili e progetti multidisciplinari. Il suo pensiero estetico è stato oggetto di interviste su riviste specializzate (Brescia Musica) e programmi radiotelevisivi, mentre le sue partiture sono incluse in database accademici internazionali come quelli dell'University of Toronto Libraries. La sua produzione è inoltre documentata da diverse pubblicazioni discografiche ed editoriali [3].
[1] Ha approfondito il proprio linguaggio attraverso incontri e seminari con Salvatore Sciarrino, Klaus Huber, Ivan Fedele, Alessandro Solbiati, Ada Gentile, Franco Oppo, Alvise Vidolin, Javier Torres Maldonado e Renato De Grandis. Ha inoltre frequentato corsi di direzione corale con Mario Lanaro e Dario Tabbia.
[2] Tra i suoi lavori più significativi figurano Unbekannt Stadt (premiato a Belveglio), Julo per ensemble (commissione Dedalo Ensemble), Cantu a Cuncordu per sax contralto (finalista a Siena), Gesto di danza (eseguito da Diego Campagna alla Carnegie Hall) e il melologo Voci per violoncello solo (inciso per il progetto Poesia Chiama Musica). Ha collaborato con interpreti quali Andrea Dieci, Luisa Castellani, Raffaello Negri, Barbara Da Parè e il quintetto Steel Wind.
[3] Le sue composizioni sono state incise per l'etichetta Map Editions di Milano e pubblicate/diffuse in collaborazione con la SIMC e l'Associazione Italiana della Viola.
Poetica
«Elemento portante del pensiero musicale del compositore Maurizio Erbi sono la natura, i suoi paesaggi e le atmosfere dei paesi di provincia vicini alla campagna della Sardegna, trasformati in atmosfere musicali che in qualche modo riconducono l’ascoltatore ad immaginare situazioni collegate alla terra. In questo senso, nella presentazione di un brano all’esecutore viene sempre suggerita una visione costante i cui elementi naturali di un tale paesaggio, a metà tra civiltà e vita nomade, fanno capolinea, ricordando la forza ed in certi casi l’elemento selvaggio della terra di cui fanno parte. Attraverso questo l’interpretazione ha due punti fermi che trovano una loro definizione stabile nell’immaginario personale dell’interprete stesso.
Dal 2007 ad oggi ho scritto sedici brani, alcuni di questi sono in forma di trascrizione, ad esempio Fantasia di un sogno del 2008 per violino e pianoforte, trascritto e arrangiato nel 2009 per quartetto d'archi con il titolo Folklore I e nuovamente nel 2010 trascritto e arrangiato per ensemble, intitolato Folklore II. L’intera trilogia si lega ad una poesia presente in Fantasia di un sogno.
L'equilibrio timbrico, impostato sulla giusta scelta degli intervalli, per ottenere un flusso musicale ben chiaro, non va confuso con la ricerca timbrica, impostata in questo caso sulla gestione della giustapposizione di situazioni musicali diverse, di un brano monodico o polifonico, composto solo da una sezione.
Diversa cosa è invece la metamorfosi timbrica che sottende invece ad una mutazione di un suono, ad esempio, prendendo il violino possiamo notare che il suono di questo strumento può cambiare notevolmente sonorità. Il risultato di un suono può cambiare infatti notevolmente spostando l'archetto dal ponticello alla tastiera. Esistono diverse combinazioni a discrezione del compositore per ottenere il flusso sonoro che intende mettere nel suo brano.
La ricerca timbrica, che è possibile confondere con la metamorfosi timbrica, è la ricerca di un suono non convenzionale, utilizzando anche la metamorfosi timbrica e lo sfruttamento delle possibilità dello strumento, che può essere anche solo l'estensione, oppure utilizzando l'accordatura non convenzionale, per cercare di ottenere timbri nuovi. Questa possibilità è molto difficile da gestire e spesso si fa ricerca timbrica senza conoscenze (che è più attinente al concetto di sperimentazione), di conseguenza il compositore si accontenta del risultato.
Questo termine è molto delicato e si potrebbe riformulare come ricerca timbrica stilistica, che assume una fisionomia ben definita e concreta. Esempi di autori che hanno fatto nel vero questa tipologia di ricerca sono sicuramente Anton Webern e la scuola di Darmstadt, in particolare Luciano Berio, Bruno Maderna, Gerard Grisey e altri.»
(sa http://www.mapeditions.com: Introduzione alla musica e alla poetica di Maurizio Erbi tra natura , ricerca ed equilibrio timbrico.)
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