autore

Colazzo Cosimo Leonardo


Note biografiche

È diplomato in Pianoforte, Composizione e Direzione d'Orchestra ai Conservatorio di Musica di Lecce, Roma e Milano.
Allievo ed assistente di S.Sciarrino ha altresì seguito corsi e seminari di Composizione e Direzione d'Orchestra con musicisti quali P.Boulez, L.Nono, P.Eotvoss, ecc.
Sue composizioni (è edito dalla Edipan) sono state eseguite in Italia, Grecia, Belgio, Germania, radiotrasmesse dalla RAI e premiati in vari Concorsi Nazionali e Concorsi Internazionali di Composizione (SIAE Roma '83, Belveglio '87, Icons Torino '89 e '95, Prague Spring Praga '95, Sanremo Classico Sanremo '95, ecc.).
Faculty member della Italian School presso il Middlebury College (negli Stati Uniti, in Vermont), dove, nel 2012 e nel 2013, ha tenuto corsi sulla cultura e sulla musica italiana. E’ membro della équipe di ricerca del CESEM – Centro de Estudos de Sociologia e Estética Musical, della Universidade Nova di Lisbona.
Dal 2005 al 2011 è stato direttore del Conservatorio di musica “Bonporti” di Trento dove attualmente è docente di Composizione.


Altre note

-- «Quella di Colazzo è una musica fatta di poesia, sfumature, e un senso molto eventuale del tempo, ma anche di oggetti dal taglio formale preciso, dotati di un peso e di certa materialità timbrica. La posizione poetica di Colazzo muove dall’idea di un suono non completamente definito, in qualche modo soggetto di scoperta, aperto agli eventi. E’ una musica posta come in una deriva ascoltante, in qualche modo fecondata di storia, ma sempre in una dimensione eventuale. Si realizza spesso come qualcosa di sospeso, che può attingere anche a situazioni di estrema sensualità, morbidezza ed evocazioni; ma sbava anche in rumore sporco o si slancia in momenti di grande articolazione: un debordare intorno, in cui il compositore è in una condizione di attesa vigile. Promuove le occasioni compositive e osserva muovere intorno gli eventi. Li apprende, così, nella loro volontà di apertura e variabilità, come in quella di fare corpo insieme. Il pezzo è qualcosa rispetto a cui ci si pone in un ascolto apprendente, perché sempre poco si sa rispetto al possibile, all’aperto. Noi – dice Colazzo – siamo una curvatura nel possibile, ma non una chiusura del possibile: una leggera pronuncia nel mondo.

I lavori teatrali si segnalano per una grande attenzione, posta dal compositore, nel realizzare una trama musicale che sappia rispondere alle esigenze di testo, gesto, scena, mentre si definisce, anche, come architettura autonoma. E’ un gioco sottile, che suscita margini di duttilità, passibili, però, anche di essere letti e inseriti in visioni arcuate e unitarie. Tra questi lavori, importante è un’opera sperimentale, di teatro-musica-danza Sotto i colpi del sole di ferro (1996) per mezzosoprano, baritono e due percussionisti (una versione precedente, 1993, è per due narranti e percussioni), dedicato al tema del tarantismo nella cultura salentina e più in generale al tema della transe (su testo di Salvatore Colazzo), e l’opera breve, recante molti caratteri ironici se non comici, Il latifondo magico (1998) (su testo di Vito Riviello), per soprano, baritono, una voce recitante, e quattro percussionisti. Le opere per orchestra – Il est l’île (1992), Requiem (1993), Pende il velo, il mobile (1995), Mixis (1997) ecc. – evidenziano un gusto particolare per l’impasto timbrico mai risolto, soggetto di molte trasformazioni, in una temporalità, che, nello stesso tempo, si disegna come tendenzialmente sospesa e molto rallentata. Importanti i risultati raggiunti nella produzione pianistica, con una costellazione di opere concepite soprattutto a partire dal 1997. Vi si riconoscono due momenti di impegno creativo. Dapprima alcune opere, generate in un biennio: Stanze (1997), con un suo respiro formale molto naturale, fatta di materiali accordali, sempre morbidi e un po’ scuri; Disteso a Oriente (1997) opera ampia, con un pianismo esteso, pieno di risorse, e tuttavia sempre con questo aspetto, del suono sospeso, sfumato, galleggiante; Formes (1998), più tagliente delle altre, decisamente profilata, lucida, netta, a volte sferzante. Quindi, un poco distanziate: Clos (2002), che riprende l’attenzione per un tempo non angoloso, piuttosto fluido e sciolto, e l’idea di una forma tendenzialmente aperta, con figure e arcipelaghi sonori, che paiono variamente irradiare da un centro molto interno e introflesso; Visioni di un oggetto (2003), la cui forma sembra farsi più stabile, e filtrare come un luogo di transito o d’approdo più ricorrente, anche se in funzione soprattutto timbrica: il suo centro strutturale è, in effetti, profondamente interrato, come in dimensione ctonia, e alla superficie tutto appare sorgivo, aperto, probabile, eventuale, un fluido trascorrere, lento e non lineare, che è germinazione di prospettive possibili.» da http://www.cosimocolazzo.it/biografia


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Opere

Ductus A Mar - 2015

Eresie fragili ponti Tr B Va Pf - 2014

Eresie fragili ponti Rec Tr B Va Pf - 2014

Eresie fragili ponti III Rec B Va Pf - 2014/17

Il dono A Tr Fisa Va Vc Cbs - 2015


Inductus B Pf - 2016

Inventions Cl B Tr Vib V Va Vc - 2018

Iubilemus in hac die Voci S Fg Vib Va - 2016




Le isole A - 2014

Le isole A L.el - 2014

Les dés des ordres A Mar Ch.el Va - 2016

Les dés des ordres Rec A Mar Ch.el Va - 2016

Les dés des ordres Rec A Va Pf - 2016/17

Movimento II Sx.ens - 1996/03

Nascosti nel sole A Tr Mar Va Cbs - 2015

Oscure cadenze segrete Cl B Vib Va Vc - 2017

Piano infinito Tr Cl B V Vc - 2017

Tarolabyrinthe A Mar Ch.el Va - 2016

Tarolabyrinthe II B Pf Ch.el Va - 2016

Tarolabyrinthe III B Va Pf - 2017

Tenzone B Pf - 2016


 
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