autore

Colasanti Silvia


Note biografiche

Si è diplomata in pianoforte con Valentino Di Bella e in composizione con Luciano Pelosi e Gian Paolo Chiti al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dove ha studiato storia ed estetica della musica con Claudio Annibaldi. Ha frequentato masterclasses di composizione con Fabio Vacchi ed è stata selezionata per l’atelier de composition, tenuto da Wolfgang Rihm e Pascal Dusapin, al Centre Acanthes (Metz, Francia). Tenuti da Azio Corghib ha seguito il corso di perfezionamento in composizione dell’Accademia Musicale Chigiana, ottenendo il diploma di merito, e presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, ricevendo dal Presidente della Repubblica il prestigioso Premio ‘Goffredo Petrassi’ quale miglior diplomata in composizione.
È stata premiata in numerosi concorsi nazionali e internazionali, tra i quali “Zeitklang – International composition competition Musikfabrik NÖ” (Wien), “Lopes Graça” (Lisbona). Vincitrice della selezione per “Tactus - Young Composers’ Forum 2006” – Brussels – Belgio. Radio Rai ha selezionato Silvia Colasanti quale rappresentante per l’Italia all’International Rostrum of Composers 2006. La Fondazione Adkins Chiti – Donne in musica (Roma) le ha commissionato diversi lavori tra cui un brano di musica sacra per la Città del Vaticano. Nell’agosto 2007 è stata artista in residence per la Civitella Ranieri Foundation di New York. E’ stata selezionata assieme al Quartetto di Cremona per il Progetto Musica 2007 della Fondazione Spinola – Banna per l’Arte. Nel 2010 le viene assegnato il Premio ‘Nino Carloni’ per la categoria ‘Giovane Compositore’ per "aver mostrato, nella sua già cospicua produzione, di perseguire una linea di sviluppo artistico molto personale e riconoscibile, dove la consapevolezza delle più aggiornate esperienze contemporanee si fonde con la volontà di non rinunciare mai all'evidenza del dato emozionale, in una scrittura sempre finemente articolata."
Le sue composizioni sono regolarmente eseguite nelle principali istituzioni musicali italiane e straniere, tra le quali: Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Roma), Théâtre des Champs-Élysées (Parigi), Orchestre National de Belgique (Brussels), Konzerthaus (Berlino), Festival Pablo Casals (Prades), Unione Musicale (Torino), Biennale Musica (Venezia), Settembre Musica (Torino), Kuhmon Kamarimusiikki (Kuhmo, Finlandia), Milano Musica (Milano), Orchestra Verdi (Milano), Maggio Musicale Fiorentino (Firenze), Sagra Musicale Umbra (Perugia), Giovine Orchestra Genovese (Genova), Royal Scottish Academy of Music and Drama (Glasgow), Orchestra del Lazio (Roma), Orchestra Nazionale Rai (Torino), Orquestra Metropolitana de Lisboa (Lisbona), Accademia Musicale Chigiana (Siena), Orchestra della Toscana (Firenze), Antidogma Musica (Torino), Conservatory (Pechino), Compositori a confronto (Reggio Emilia), Great Hall (Podgorica).
La sua composizione ‘In the earth and air’ è stata scelta da Luciana Savignano per un suo spettacolo di teatro-danza, il Cidim, in co-produzione con il Maggio Musicale Fiorentino, le ha commissionato l’opera per bambini ‘Il sole, di chi è?’, su testo di Roberto Piumini, e i suoi lavori di teatro musicale ‘Orfeo. Flebile queritur lyra’ interpretato da Maddalena Crippa e ‘L’angelo del Liponard. Un delirio amoroso’ interpretato da Sandro Lombardi, sono stati rappresentati nei principali teatri italiani.

Ulteriori impegni l’opera ‘Faust. Tragedia soggettiva in musica’ su testo di Pessoa, un concerto per violoncello e orchestra per David Geringas, il ritorno alla Konzerthaus di Berlino con un nuovo lavoro per orchestra d’archi, l’uscita di un cd monografico per Dynamic.

Le sue opere sono pubblicate da Universal Music Publishing Ricordi S.r.l. (Milano).

Alcuni dei musicisti per i quali ha scritto i suoi lavori sono: Jacques Zoon, Quartetto Arditti, Massimo Quarta, Arturo Tamayo, Vladimir Mendelssohn, Daniel Kawka, Lior Shambadal, Quartetto di Cremona.

Già insegnante di Composizione al Conservatorio G.B.Martini di Bologna, attualmente è docente presso il Conservatorio di N. Sala di Benevento. 


Altre note

--«Se la si taglia “in sezione”, come un minerale, la musica di Silvia Colasanti rivela una complessa, magmatica stratificazione di figure contrastanti. Nello strato più profondo una tensione costante verso la saturazione dello spazio acustico, ottenuta sia attraverso la massima densità che attraverso la massima rarefazione degli oggetti sonori. Poi, nello strato immediatamente superiore, l’alternanza strutturale tra crescendo/diminuendo e accelerando/rallentando, rappresentazione “fisica” del respiro corporeo e delle sua ansietà. Salendo di un gradino il ricorso frequente al procedimento dell’ostinato ritmico, traduzione temporale di una turbata patologia del ricordo. Infine, sulla superficie del minerale, i frammenti di un lirismo lancinante che emerge dal magma denso del suono. Le figure, insomma, di un irrequieto, non pacificato “suono dell’inquietudine”.» Guido Barbieri.
--«Guido Michelone intervista Silvia Colasanti.
Silvia Colasanti, classe 1975, è tra le rare musiciste italiane e in assoluto fra i migliori talenti nella composizione classica contemporanea: formatasi al Conservatorio Santa Cecilia di Roma con Luciano Pelosi e Gian Paolo Chiti, e in seguito perfezionatasi con maestri del calibro di Fabio Vacchi, Wolfgang Rihm, Pascal Dusapin e Azio Corghi (presso l’Accademia Musicale Chigiana e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia), riceve dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano il prestigioso Premio Goffredo Petrassi quale miglior diplomata in composizione. Da lì in poco è un’escalation favolosa con premi in numerosi concorsi dallo Zeitklang International composition competition Musikfabrik NÖ di Vienna al Lopes Graça di Lisbona, fino al Tactus Young Composers Forum 2006 di Bruxelles. Di recente, nel 2013 Giorgio Napolitano la investe del titolo di Cavaliere, entrando inoltre a fare parte del Comitato d’Onore Internazionale Viva Toscanini, diventando Membro della prestigiosa Società del Kalevala e vincendo lo European Composer Award, a seguito della prima esecuzione del brano per orchestra Responsorium al Konzerthaus di Berlino. In quest’intervista Silvia Colasanti racconta di sé e della sua musica.
D.: Così, a bruciapelo chi è Silvia Colasanti?
R.: Una musicista.
D.: Mi racconti ora il primo ricordo che hai della musica?
R.: Una ballata di Chopin suonata da un’amica di famiglia.
D.: Quali sono i motivi che ti hanno spinto a diventare musicista?
R.: La passione è cresciuta nel tempo. È stato come il grande amore: lo riconosci, sai che è importante, ma è solo con il passare del tempo che comprendi quanto davvero sia una parte irrinunciabile di te.
D.: E in particolare una compositrice?
R.: Essere interpreti, improvvisatori, stare sul palco vuol dire cercare un contatto immediato con il pubblico. Io cerco un aggancio, si potrebbe dire, sotterraneo, con l’anima più remota del mio ascoltatore, i suoi pensieri più profondi, le sue pulsioni, i suoi istinti.
D.: Ti ritrovi nella definizione di ‘compositrice’ o preferisci altro?
R.: Compositrice va benissimo!
D.: Cosa significa per te comporre?
R.: Raccontare storie con i suoni.
D.: E cos’è per te la musica?
R.: Uno specchio.
D.: Quali sono le idee, i concetti o i sentimenti che associ al ‘linguaggio delle sette note’?
R.: Tutte le idee sono associabili, in un certo senso, al linguaggio delle sette note. Tutte e nessuna. O, ancora, molte di più di quante non riusciremmo mai a pensare. Perché la verità è che la musica “pensa” idee tutte sue. Ma per tornare alla tua domanda, penso che la musica sia anzitutto il linguaggio delle emozioni, dell’indicibile, appunto.
D.: Tra ciò che hai composto esiste un lavoro a cui sei particolarmente affezionata?
R.: ‘La Metamorfosi’. È la prima volta che ho l’opportunità di confrontarmi con un’opera lirica vera e propria: cantanti, coro, orchestra, regia,
scene. Amo il teatro!
D.: Quali sono stati i tuoi maestri nella musica, nella cultura, nella vita?
R.: Tanti, tantissimi. Ne nomino solo uno perché è di più recente conoscenza: Pier’Alli. Il lavoro e il confronto continuo con lui mi ha
insegnato moltissimo.
D.: E i compositori che ti hanno maggiormente influenzato?
R.: Da Claudio Monteverdi ad Alban Berg, ma in generale il periodo più nelle mie corde è l’espressionismo, non tanto nei vocaboli musicali, quanto nelle istanze estetiche: la musica come esasperazione delle emozioni.
D.: Ascolti altri generi? Quali artisti di jazz, rock, pop apprezzi maggiormente?
R.: Non per pregiudizio, ma di fatto ascolto quasi sempre musica classica!
D.: E tra i dischi che hai ascoltato quale porteresti sull’isola deserta (non più di cinque)?
R.: Non amo ascoltare i dischi, preferisco la musica dal vivo! Ma dovendo scegliere direi: la Nona di Mahler eseguita da Abbado con i Berliner, Lux Aeterna di Ligeti, il Quintetto di Schubert con Emerson Quartet e Rostropovich, Il Combattimento di Tancredi e Clorinda di Monteverdi nell’esecuzione di Alessandrini, le Chansons di Josquin Desprez.
D.: Perché nella tua musica ricorrono spesso temi legati alla cultura classica dai Greci a Shakespeare, così come gli argomenti esistenziali, che si legano al dualismo vita/morte?
R.: L’arte indaga l’uomo, le sue contraddizioni, che sono sempre le stesse, da sempre. I classici non ci parlano solo del passato, ma anche del presente e di una visione del futuro.
D.: Invece perché non ricorri anche all’attualità o a una ricerca sonora più spinta? La vostra generazione ha bypassato l’impegno dei vari Luigi Nono e Luciano Berio?
R.: L’artista incide nella società con gli strumenti di cui dispone: quelli espressivi, culturali. Non credo che ‘impegnarsi’ voglia dire trattare argomenti di cronaca o cercare il nuovo per il nuovo. L’arte è ricerca, pensiero, ma anche emozione, materia.
D.: Come vedi la situazione della musica Italia?
R.: Trascurata, basti vedere il disinteresse totale per l’educazione musicale di base. È un peccato che alle nuove generazioni non siano date opportunità di avvicinarsi alla grande Musica quante né hanno, invece, di avvicinarsi alla multimedialità o alla canzone pop.
D.: E più in generale come trovi oggi la cultura in Italia?
R.: Manca il desiderio di fruire della bellezza. E di conservare e rinnovare quel patrimonio di bellezza che ci è stato consegnato.» Pubblicato il 5.3.2014 da Fabrizio Cento Fanti su https://lapoesiaelospirito.wordpress.com

 


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