autore

Calì Giuseppe


Note biografiche

Ha iniziato gli studi di Composizione a Torino con S.Pasteris proseguiti successivamente al Conservatorio di Musica di Milano con D.Anzaghi e A.Corghi con cui si è diplomato nell''84. Ha quindi seguito corsi di perfezionamento tenuti da F.Donatoni e S.Sciarrino.
Le sue composizioni sono eseguite in importanti manifestazioni in Italia e all'estero (Teatro alla Scala di Milano, Settembre musica di Torino, Festival dei Due Mondi di Spoleto, War Memorial Opera House di S. Francisco, London Coliseum, ecc. ecc.) e gli sono stati commissionati lavori da prestigiose istituzioni (Ente Lirico Arena di Verona e della Scala di Milano, TV Spagnola, ecc. ecc.). Ha una vasta produzione di balletti scaturita dalla collaborazione, dal 1985 in qualità di compositore e consulente musicale, dell'Aterballetto di A.Amodio che hanno avuto esecuzioni nei più importanti teatri italiani ed esteri.
Le sue musiche sono edite da SCM, C, BMG, ecc. e sono incise su dischi BMG ed RCA.
Si occupa di informatica musicale per cui ha pubblicato saggi e articoli (sulla Gazzetta della Musica) oltre a recensioni su riviste (Danzare e Musica Domani). La sua attività si è estesa all'ambito extracolto come arrangiatore nella musica leggera e suonando il jazz con diversi gruppi europei e d'oltreoceano.
Dal 1992 è consulente e docente del Corso di Composizione, Analisi e Orchestrazione presso l'Alta Scuola di Perfezionamento Musicale Europea di Saluzzo e dal 1985 insegna Composizione e Cultura Musicale Generale all'IM di Carpi.

 


Altre note

«Scrivere per Saxofono, grazie anche alla collaborazione con il Quartetto Italiano di Saxofoni, è stata una grossa spinta verso un fare musica legato al divertimento, al piacere di un gioco a tratti anche disimpegnato e libero da condizionamenti quanto portato, d'altra parte, verso una maggiore immediatezza dell'ascolto rispetto ai pezzi precedenti; in un certo senso una "pausa" nei confronti di un lavoro più concentrato e serioso ma non per questo meno importante.
Per me esistevano due grosse tradizioni riguardanti questo strumento: quella classica in cui ha acquistato sempre più importanza nel corso del tempo il suo timbro "altro" rispetto alle sonorità usuali dell'orchestra, e valga per tutte una partitura come la Lulu di Berg; d'altra parte il jazz fin dai primordi ne aveva saputo sfruttare le qualità peculiari, sia sul piano timbrico che tecnico, e dargli una personalità inconfondibile oltreché estremamente personale, con le punte inarrivabili di Parker e Coltrane.
E se le "Bagatelle" per Quartetto di Saxofoni dunque rappresentano ancora un'esplorazione in un ambito di linguaggio estremamente legato alla musica classica contemporanea, pur con una ricerca volta ad individuare aspetti melodici cantabili, armonie tendenti al diatonismo e forme tendenti alla ripetitività ed all'isoritmia di elementi, con "Musical" e "Masque" sia nella versione per Q solo che in quella utilizzante anche un'orchestra d'archi, il cimento dell'invenzione avviene in una scrittura che utilizza molti spunti di un linguaggio jazzistico tradizionale inserito in forme molto spesso basantesi sulla tecnica della variazione tematica, simile a quella dei compositori europei del periodo classico, con uno stile di scrittura eseguibile da saxofonisti di estrazione classica, che non presuppone cioè né la conoscenza di stilemi né di convenzioni del repertorio jazzistico. A dispetto del risultato sonoro che è di non difficile impatto, comunque si tratta ancora di esperimenti ed esplorazioni, questa volta nei confronti del Musical e del Tango.
Nel primo brano infatti l'idea era di trovare un collegamento tra le armonie jazzistiche e quelle europee di fine secolo immergendole in un clima ritmico che fosse indubbiamente debitore di Broadway non solo nella pulsione, ma anche nella velocità del susseguirsi e del cambiamento degli episodi o scene; mentre in "Masque" si trattava di accostare la drammaticità, la tensione e la nostalgia tipiche del Tango argentino ad una scrittura armonicamente complessa, a tratti politonale, che ne rappresentasse l'espansione su un piano drammatico, forse quasi teatrale. Questi lavori si sono dimostrati efficaci anche sul piano didattico e vengono spesso eseguiti anche dalle classi di Conservatorio.
L'ultima e più recente esperienza è il pezzo "Flowing motions" [...], ed è un ritorno ad un clima espressivo più astratto anche se di connotazione fortemente melodica; sono archi successivi di sviluppo di un materiale cellulare, quasi un Cantus Firmus, che si dipana in volute melodiche sempre più ampie che toccano tutta l'estensione dello strumento; le armonie sono basate su scale diatoniche e sottolineano comunque quello che è l'elemento portante di tutto il brano: la tensione verso la cantabilità e la linearità e forse, in alcuni punti, verso il lirismo».


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