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Bettarini Luciano

  1. Nato il 11/05/1914 a Prato
  2. Morto il 30/12/1997 a Prato

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Note biografiche

Intraprende assai presto lo studio della musica e a diciasette anni si diploma in violino, poi studia pianoforte, organo, canto (ramo didattico e corale), composizione.
Nel ’39 ha inizio la sua laboriosissima attività come docente al “Centro di Avviamento al Teatro Lirico” di Firenze (presso il “Maggio musicale fiorentino”). Tra i cantanti illustri, vanno citati Fedora Barbieri, Tagliavini, Corelli, Mascherini, Panerai e Bastianini. La passione didattica non sbiancherà mai: anche negli ultimi mesi di vita il Maestro, insieme con la moglie, il soprano Maria Luisa Zeri, insegna ai giovani che accorrono da tutta Italia nella sua casa di Prato, le inalterabili regole dello stile vocale, ma anche le accettabili consuetudini del Melodramma e i trucchi benedetti della prassi esecutiva. Insieme porteranno al successo Andrea Bocelli.
Le molteplici attività che dal ’50 al ’74 svolge alla RAI, allargano il ventaglio di invidiabili esperienze musicali. Direttore d’orchestra, guiderà numerose volte i quattro complessi sinfonici dell’emittente radiotelevisiva; collaboratore pianistico e clavicembalistico, istruirà cantanti e compagnie di canto nel repertorio antico e moderno. Più tardi curerà rubriche culturali alla radio, gradite al pubblico per la chiarezza delle idee e per la fluidità del suo eloqui tipicamente toscano.
Non si contano i concerti con le orchestre RAI e con quelle di altre gloriose istituzioni, Maggio Musicale Fiorentino, AIDEM, “Scarlatti” di Napoli, “Massimo” di Palermo (assai spesso, come solista, canterà la moglie del maestro, Maria Luisa); ripetute tournees lo porteranno in Europa, nel Medio Oriente e in Oriente fino alla remota Cina.
Negli anni ’70 fonda il complesso Settecentesco Italiano, frutto di profondi studi filologici e di inesauste ricerche negli archivi internazionali.
Opere di Scarlatti, Pergolesi, Vivaldi, Hasse, Piccinni, Platti, Legrenzi, Mattia Vento, Ferradini, per citare alcuni nomi soltanto, figurano oggi nei volumi della “Collezione settecentesca Bettarini”, edita dalla Nazionalmusic: un monumento della nostra cultura musicale.
Fondamentale è comunque la sua opera di compositore che tocca tutti i generi: strumentale, religioso, liederistico, operistico. Musica, la sua, in cui l’eredità colta ha lasciato il segno; ma dove l’imperativo di stile sfugge alle regolamentazioni della vecchia accademia. Il suo linguaggio mantiene l’impianto tonale, ma senza alcun asservimento di scuola. E il pubblico dei Festivals apprezza il suo estro insieme delicato e prorompente, la chiara scrittura che traduce subito l’idea musicale in res determinata; e applaude al Festival internazionale di Musica contemporanea di Venezia, la Sonata per violoncello e pianoforte; e all’Argentina di Roma il Concerto per archi, ottoni, percussioni e “recitante” “I tre mondi”, affidato alla direzione del raffinatissimo ANTAL DORATI; e si diverte quando Massimo Pradella dirige alla RAI di Torino, nel 1959, “Cartelli d’autobus” in cui il coro, nelle consuete frasi di avvertimento ai passeggeri, richiama gli spiriti giocosi dell’antica musica italiana. Una lieta accogienza avrà, nel ’58, la Cantata scenica su testo di Pascoli, “Il ritorno”, rappresentata al “Donizetti” di Bergamo, nell’ambito del “Festival delle Novità”, protagonista Maria Luisa Zeri.
Tra le liriche, 150 all’incirca sono su versi pascoliani. Va inoltre ricordata una grandiosa opera in tre atti, “Le notti” (con il libretto dello stesso Bettarini) la cui rappresentazione è tra i primi traguardi che si prefigge l’Associazione musicale intitolata al musicista pratese.
Benché abbia scritto molta musica del più diverso tipo (teatro, orchestra, ecc.) deve la sua maggior fama quale raffinato revisore di musiche del '600-'700 diffuse con organici musicali da lui stesso fondati e diretti.


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